Aggressione al corteo antifascista, avviso di conclusione delle indagini per 28 militanti di Casapound

Indagati anche cinque cinque manifestanti antifascisti accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale per i fatti avvenuti a settembre. La Cassazione conferma il sequestro della sede del partito fascista

La sede di Casapound sequestrata a Bari

Chiuse le indagini sull'aggressione ai manifestanti del corteo 'Mai con Salvini' da parte di un gruppo di militandi di Casapound. La Procura di Bari contesta ai 28 militanti i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista per i fatti avvenuti nella nottata del 21 settembre scorso, durante l'assalto in cui rimasero ferite quattro persone, tra cui l’assistente parlamentare dell’eurodeputata Eleonora Forenza.

VIDEO | Il racconto dell'assalto

A dieci militanti del movimento di estrema destra è stato anche contestato il reato di lesioni personali aggravate. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, è stato notificato a 33 persone, poiché sono indagati anche cinque manifestanti antifascisti accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Rimane sotto sequestro, su decisione della Cassazione, la sede di Casapound Bari, il circolo Kraken, nel quartiere Libertà. I sigilli scattarono proprio in seguito all'indagine della Procura sulla presunta aggressione durante il corteo antisalviniano.

L'avviso di conclusione delle indagini

In particolare la magistratura barese contesta ai 28 militanti di CasaPound, tra i quali il responsabile del circolo Giuseppe Alberga, di "aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare - si legge nel capo d’imputazione - per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica". Del gruppo furono identificati anche altri due minorenni, la cui posizione è al vaglio della magistratura minorile.

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A 10 dei 28, ritenuti gli istigatori e gli autori materiali dell’aggressione, compiuta «con sfollagente, manubri da palestra, manganelli telescopici, cinture dei pantaloni, calci e pugni", si contesta di aver attuato il "disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista" con premeditazione, "avendo organizzato l’aggressione in periodo precedente alla manifestazione con raccolta di armi e organizzazione di uomini". Così avrebbero colpito, provocando ferite profonde anche alla testa, almeno quattro dei manifestanti che avevano poco prima sfilato nel corteo organizzato dal collettivo del centro sociale 'Ex Caserma Liberata'.
Dopo l’aggressione alcuni antifascisti, compagni delle vittime, "nel tentativo di sfondare il cordone dei militari" che erano intervenuti per "sedare gli animi", avrebbero minacciato e colpito con calci, pugni e spintoni poliziotti e carabinieri.

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