Cronaca

Cie, Associazione dei giuristi chiede la chiusura: "Violati i diritti umani"

L'associazione Class Action Procedimentale denuncia le condizioni raccapriccianti del Cie; pertanto intraprende un'azione legale contro le istituzioni affinchè venga chiuso

L'associazione dei giuristi Class action procedimentale ha citato in giudizio il Tribunale Civile di Bari con un'azione popolare, la presidenza del consiglio dei ministri, il ministro dell'Interno e il prefetto di Bari perchè rispondano di quella che noi riteniamo essere «la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo in atto nel Cie del capoluogo pugliese». Il Tribunale Civile di Bari dovrebbe, secondo quanto affermano, ordinare l'immediata chiusura del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) del capoluogo pugliese, per accertata violazione dei diritti dell'uomo.

I dettagli dell'iniziativa sono stati sottolineati oggi nel corso di un incontro con i giornalisti dal portavoce dell'associazione, Luigi Paccione. «Si tratta - ha spiegato - della seconda fase dell' accertamento delle condizioni di vita dei detenuti all'interno del Cie, promossa più di un anno fa. Un accertamento che ha portato a due sopralluoghi nel Cie al termine dei quali si è rilevato che il Cie, nato per fini umanitari è un vero e proprio carcere che tuttavia non garantisce neanche gli standard minimi previsti dall'ordinamento penitenziario. Le condizioni dei servizi igienici sono «raccapriccianti», in una struttura per «la quale non risulta alcun rilascio di certificazione di agibilità e che limita fortemente la libertà personale».


Nell'atto di citazione si chiede, tra l'altro, che il Tribunale «accerti e dichiari» che «il Cie è una struttura di detenzione di esseri umani, in cui manca un presidio del servizio sanitario nazionale a tutela dell'integrità fisica e psichica delle persone ivi ristrette; che le 'linee guida per la progettazione dei centri di identificazione e di espulsionè non sono mai state recepite». «Noi - prosegue Paccione - pretendiamo che nella storia di Bari non ci sia la macchia di una struttura lesiva dei diritti fondamentali dell'uomo, la cui difesa deve venire dalla società civile che noi rappresentiamo, attraverso lo strumento della sovranità della cittadinanza sociale quale rimedio democratico per superare situazioni di grande fragilità delle strutture pubbliche che sono lontane dagli interessi reali delle persone, sorde rispetto ai problemi reali, ma molto attente al mantenimento dei sistemi di potere».

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