Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

La mala barese si adatta ai lockdown, nel mirino aziende e negozi in crisi. La fetta più grossa tra 4 grandi gruppi criminali

E' il quadro che emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla malavita di Bari e provincia, con riferimento alla prima metà dello scorso anno

Una criminalità camaleontica che cerca di adattarsi anche alla pandemia, approfittando delle difficoltà di commercianti e imprenditori a mandare avanti le proprie attività, non fermando gli affari illeciti neppure durante i lockdown: è il quadro che emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla malavita di Bari e provincia, con riferimento alla prima metà dello scorso anno. 

Nel dossier emerge, proprio su Bari, un quadro di consorterie frammentate "dove si conferma l’esistenza di una struttura orizzontale di tipo camorristico in cui i sodalizi presenti, seppur privi di una visione strategica unitaria e di un vertice condiviso, risultano capaci di progredire e di insinuarsi nei centri nevralgici del tessuto sociale e produttivo, dando corpo a un notevolissimo volume di affari in ogni settore criminale e non". A tal proposito, l'analisi del prefetto Antonia Bellomo riassume lo stato dell'arte malavitoso in città e nei dintorni: “La criminalità organizzata - afferma - che opera in questo territorio, seppur frazionata in numerose consorterie conferma la sua dinamicità nonché la capacità di adattarsi alle mutevoli situazioni cercando di massimizzare il profitto da ricavare dalle attività illecite. Anche nel periodo di lockdown è continuata l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, il cui traffico è sempre al centro degli interessi delle organizzazioni criminali che hanno altresì cercato di approfittare del disagio di intere categorie economiche. Recenti evidenze giudiziarie hanno fatto emergere il fenomeno dell’usura praticato anche per piccole somme di denaro".

Un elemento importante è caratterizzato anche da un rifiuto di una parte della cittadinanza ad accettare l'aiuto della malavita: "Alcuni tentativi di guidare la protesta delle classi maggiormente colpite dalla crisi, compiuti da elementi contigui alla criminalità - spiega il prefetto -, sono stati circoscritti dalle stesse categorie che hanno preso presto le distanze”

Le spiccate attitudini di infiltrazione, afferma però la relazione, "agevolate dalle ingenti disponibilità finanziarie, trovano più ampio respiro nei contesti afflitti dalla crisi economica verso i quali la criminalità organizzata barese appare proiettata, presentandosi quale player affidabile, concreto ed efficace. Sotto questo aspetto e alla luce del particolare quadro emergenziale riferibile all’attuale crisi pandemica, non si esclude, dunque, che il più alto rischio di infiltrazione criminale possa riguardare vari settori, in particolar modo quello sanitario, polo di interessi considerevoli, quindi, appetibile in ragione delle consistenti risorse di cui è destinatario".

Quattro i clan su cui ruotano gli affari baresi

Complessivamente sono 4 i player più importanti della città con ramificazioni nei quartieri e in provincia: Parisi, Capriati, Strisciuglio e Mercante-Diomede. Il primo, con storica base nel quartiere Japigia, "ha sempre manifestato - prosegue la Dia - una particolare vocazione agli affari più sofisticati, quali il grande riciclaggio, le scommesse on line e l’acquisizione attraverso prestanome di società e imprese apparentemente sane. Formato da una serie di sottogruppi autonomi che operano in sinergia (non priva di contrasti) nella gestione delle attività criminali nei rispettivi territori, il clan del quartiere barese di Japigia esercita una forte influenza anche nella zona sud-est della provincia" e può avvalersi del contributo dei Palermiti.

Capriati duramente colpiti da operazioni di polizia

I Capriati, invece, riferimento pluridecennale della mala vita di Bari Vecchia, può annoverare numerosi referenti anche in altre zone della città, come il quartiere San Girolamo-Fesca e in una vasta porzione della provincia, per lo più in quella a nord del capoluogo. Accertate sono, infatti, le proiezioni nei comuni di Modugno, Bitonto, Valenzano, Giovinazzo, Putignano. Dediti principalmente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alla gestione del gioco d’azzardo, "hanno come figura - rimarca la relazione - di riferimento il loro capo storico ergastolano al quale, considerato il prolungato stato di detenzione, si sono affiancati, nel tempo, diversi reggenti scelti tra gli uomini a lui più vicini. Dopo l’omicidio del nipote del capo clan si è ingenerato un profondo stato di fibrillazione all’interno del sodalizio che, oltre ad essere stato duramente colpito da una serie di operazioni di polizia, soffre per il tentativo di scalata interna da parte di giovani leve desiderose di guadagnare posizioni di vertice". Sembra ancora vacillare l'alleanza tra i Capriati e i Parisi, in particolare con l'articolazione dei Palermiti per il mercato della droga, anche grazie all'ascesa del gruppo dei Larizzi, ritenuto proprio vicino ai Capriati e "in grado - per gli inquirenti -  di smerciare, tramite una fitta rete di pusher, ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, disponendo di canali di approvvigionamento che assicuravano diuturna disponibilità di droghe di differenti tipologi

Gli Strisciuglio: influenza anche nelle carceri

Il clan è incalzato dai rivali degli Strisciuglio con cui si confronta per la gestione degli affari illeciti nel centro storico. Questi ultimi,  saldamente guidati dai vertici seppur detenuti da lungo tempo, si caratterizzano per il ricorso ai classici riti di affiliazione mafiosa ed esercitano influenza anche all’interno degli istituti carcerari. Gli Striusciuglio operano prevalentemente nella città di Bari e nell’immediato hinterland: "Segnatamente nel Borgo Antico - afferma il dossier - e nei quartieri Carbonara, Carbonara 2 e Ceglie del Campo, per il tramite di gruppi interagenti nel rispetto dei diversi territori di influenza e dell’autonomia di ognuno, dotati di propri esponenti apicali, quadri intermedi, manovali del crimine, 'soldati' e gruppi di fuoco" potendo contare su una grande disponibilità di armi  Nei quartieri Libertà e Stanic "il sodalizio è presente attraverso l’incontrastata figura del capo dei Caldarola, il quale ha imposto il dominio assoluto nel campo delle estorsioni. È presente attraverso propri referenti anche nel quartiere San Paolo, San Girolamo, ma anche nella zona litoranea nord della città, a lungo contesa con il clan Capriati, gestita dai Campanale. Nell’area nord più periferica di Palese, Santo Spirito, San Pio, Enziteto-Catino, domina attualmente la figura di un affiliato ai Caldarola" afferma la relazione.

Mercante-Diomede in ascesa

Il clan Mercante-Diomede, invece, pur essendo 'federato' ai Capriati, è considerata una delle realtà strutturali più grandi della città: particolarmente attivo nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti, così come nel gioco d’azzardo, ha diverse aree di influenza sia nel capoluogo sia nell’immediato hinterland (Bitonto, Triggiano, Adelfia, Altamura, Gravina in Puglia). In particolare, la famiglia Mercante è attiva soprattutto nel rione Libertà, con ramificazioni sul quartiere San Paolo zona contesa alla frangia dei Telegrafo alleata degli Strisciuglio. La famiglia Diomede, invece, esercita la sua influenza nei quartieri Poggiofranco, Picone, Carrassi e San Pasquale - anche se non sono mancati momenti di tensione con altri clan presenti in quei territori soprattutto per quanto attiene allo spaccio di droga, ma anche nel comune di Modugno.

Di Cosola debilitati ma ancora di peso

Per quanto riguarda gli altri gruppi, i Di Cosola, seppur fortemente debilitati, possono essere ancora considerati di peso. Il clan è tornato ad occuparsi principalmente del controllo territoriale attraverso le estorsioni, esercitando la sua influenza per lo più nella zona considerata da sempre la sua roccaforte comprensiva dei quartieri di Ceglie del Campo, Loseto, parte di Carbonara, nonché così come da recenti evidenze, Giovinazzo, dove il sodalizio ha anche cercato di riconquistare un ruolo di egemonia garantendosi la complicità di alcuni uomini. I Telegrafo, invece, attivi nel quartiere San Paolo, possono ormai considerarsi completamente assorbiti nel clan Strisciuglio in virtù dell’affiliazione, avvenuta in carcere, del loro capo. Il gruppo Anemolo, un tempo considerato anch’esso clan autonomo (vicino ai Di Cosola e in affari con gli Zonno di Toritto), in passato contendeva ai Diomedeil controllo delle attività illecite nei quartieri Poggiofranco e Carrassi. Attualmente sarebbe confinato in una ristretta area di quest’ultimo rione gestendo estorsioni e spaccio di stupefacenti unitamente alla distribuzione delle apparecchiature da gioco e intrattenimento. Nei quartieri San Pasquale, Carrassi e Poggiofranco sono attivi, sotto l’egida del clan Parisi, i Fiore-Risoli, in sinergia con l’alleato gruppo Velluto. Nel rione Madonnella opera il gruppo Di Cosimo-Rafaschieri. I Lorusso, invece, sono attivi nelle zone nord di Bari.

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