Processo guerra tra i clan a Bari: chieste 11 condanne per gli Strisciuglio, i Di Cosimo-Rafaschieri e i Parisi-Palermiti-Milella

Le accuse, a vario titolo, sono di porto e detenzione di armi da sparo e alcuni episodi di estorsione ai danni di commercianti, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare associazioni mafiose

Undici condanne a pene comprese tra i 12 anni e i 4 anni e 4 mesi di reclusione: è la richiesta, per altrettanti imputati, della Procura di Bari nell'ambito del processo con rito abbreviato sulla guerra di mafia tra i clan Di Cosimo-Rafaschieri del quartiere Madonnella, alleati dell’articolazione del quartiere San Paolo degli Strisciuglio, e i Parisi-Milella-Palermiti di Japigia. Lo scrive l'Ansa. Tra le condanne richieste, 12 anni per Saverio De Santis,  10 anni per Francesco Alessandro Rafaschieri, 9 anni per Daniele Di Leo, 6 anni per Cristian Di Cosimo, Marco Tempesta e Luca Lanave, a 5 anni per Ivan Lovergine, Francesco Gismondo, Cosimo Damiano Ladisa e Tommaso Ruggiero (tutti del gruppo di Madonnella vicino agli Strisciuglio), a 4 anni e 4 mesi di reclusione per Bruno Di Lauro (affiliato ai Palermiti di Japigia). Nell’udienza del 21 gennaio 2020 inizieranno le arringhe difensive. La sentenza è prevista a fine marzo.

Le accuse, a vario titolo, sono di porto e detenzione di armi da sparo e alcuni episodi di estorsione ai danni di commercianti, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare associazioni mafiose. In base alle indagini dei Carabinieri, coordinate dai pm della Dda di Bari Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, gli Strisciuglio sarebbero intervenuti in aiuto del clan Di Cosimo nel conflitto in corso con i Parisi per il controllo dei traffici illeciti sul quartiere Madonnella.

La 'guerra' esplose nell'autunno 2018 con due sparatorie per le strade del quartiere. Da lì vi sarebbe stata una volontà di vendetta nei confronti dei rivali di Japigia, il cui confronto armato venne sventato dai fermi eseguiti dall'Antimafia un anno fa. Le indagini hanno documentato anche due estorsioni al titolare di una rivendita di pneumatici del quartiere Libertà e al proprietario di una rivendita di vini del quartiere Madonnella rispettivamente per 10 e 15 mila euro.

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