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"Soldi e minacce in cambio di voti per le Regionali 2015", colpo al clan Di Cosola: definitive 10 condanne

Il provvedimento odierno è l’epilogo dei processi avviati a seguito delle indagini condotte, negli anni 2015-2016 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti del clan

Dieci presunti affiliati al clan Di Cosola sono stati condannati, in via definitiva, a complessivi 60 anni di carcere, a seguito dell'operazione denominata Attila 2. La decisione della Corte Suprema di Cassazione chiude il cerchio dopo il blitz del 13 dicembre 2016 quando i Carabinieri di Bari eseguirono numerose ordinanze di custodia cautelare.

I giudici di Cassazione hanno quindi dichiarato inammissibile il ricorso proposto dagli imputati confermando la sentenza d'appello del 23 settembre 2019, che aveva riconosciuto gli stessi colpevoli, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, coercizione elettorale in concorso. Quattro imputati, che allo stato si trovavano liberi, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari a seguito di un’operazione che ha visto impegnate decine di militari, tra i comuni di Bari, Noicattaro e Giovinazzo, mentre altri sei erano già detenuti. (I NOMI DEI CONDANNATI)

Il provvedimento odierno è l’epilogo dei processi avviati a seguito delle indagini condotte, negli anni 2015-2016 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti del clan Di Cosola che, secondo gli inquirenti, avrebbe provato a interferire con le consultazioni regionali del maggio 2015 procacciando voti per un candidato, successivamente non eletto, con un accordo da 50 euro per ogni preferenza procurata dalla consorteria in favore del candidato. Gli elementi raccolti, per gli investigatori, avrebbero anche dimostrato il ricorso alla forza di intimidazione esercitata dagli associati nei confronti degli elettori, i quali sarebbero stati minacciati, a fronte della promessa di 20 euro per ogni voto accordato al politico, di ritorsione in caso di non adempienza.

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