Droga, estorsioni e tentativi di omicidio: la 'routine' dei clan baresi nel blitz di Squadra Mobile e Dda, 25 arresti

Colpiti i gruppi Mercante e Strisciuglio: mon solo fiumi di sostanze stupefacenti con i quali generare profitti, ma anche una strategia per marcare il territorio, mostrando i 'muscoli', seppur in agguati falliti

Fiumi di droga, estorsioni ai commercianti e cavalli di ritorno per finanziare le attività criminali, ma anche tentati omicidi funzionali al conflitto tra clan, strategia per marcare il territorio, in particolare il quartiere Libertà. mostrare forza e potenza agli avversari e non solo. Tutto agevolato anche da una certa "omertà" da parte dei contesti malavitosi e anche di alcune vittime che non avrebbero esitato a rivolgersi al criminale di turno per risolvere i problemi con altri malviventi. Un percorso ben preciso con lo sfondo della lotta quotidiana tra gli esponenti dei 'Mercante' e degli 'Strisciuglio', raccontata nel blitz della Direzione Distrettuale Antimafia e condotto dalla Squadra Mobile di Bari, con 25 persone finite in manette (tra carcere e domiciliari), ritenuti appartenenti ai due clan che da tempo si spartiscono gli affari illeciti in diversi quartieri baresi. Le ordinanze emesse dal gip, su richiesta dei pm Giuseppe Gatti, Renato Nitti, Patrizia Rautiis e Lidia Giorgio, riguardano, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dall'uso delle armi, estorsione continuata ed aggravata in danni di commercianti e di proprietari di auto e moto che ne avevano subito in precedenza il furto, ma anche due tentativi di omicidio ai danni di altrettanti esponenti degli Strisciuglio e dei Mercante, aggravati dal metodo mafioso.

Il blitz della Squadra Mobile: i nomi degli arrestati

Due episodi che si verificarono a distanza di 1 mese, nel 2014: il 27 marzo Vincenzo Valentino, esponente del clan Strisciuglio, riuscì a salvarsi sono perchè l'arma su di lui puntata si inceppò. L'agguato, per gli inquirenti, venne commissionato da Alessandro De Bernardis, vicino ai rivali dei Mercante, ed eseguito, seppur fallito, da Riccado Lucchesi e Michele Lorusso. L'episodio sarebbe scaturito come risposta all'accoltellamento di Valentino, avvenuto nella stessa giornata, ad un altro esponente opposto, Umberto De Meo, sembrerebbe per legittima difesa. La risposta all'agguato andato a vuoto si verificò il 25 aprile dello stesso anno, stavolta proprio ai danni di De Bernardis e Lucchesi. In questo caso, Christian Cucumazzo e Giovanni Tritto, ritenuti esponenti degli Strisciuglio, tentarono di sparare ma anche in questa occasione l'arma non funzionò. 

Il pizzo che 'strozza' il quartiere Libertà

I due gravi fatti sono stati da faro per le indagini che, in questi anni, hanno visto anche numerosi sequestri di stupefacente, pistole e munizioni. Un aspetto particolare emerso dalle carte dell'inchiesta riguarda la 'routine' del pizzo ai danni dei commercianti i quali, come ha dichiarato in conferenza stampa il Procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, "pesa come un macigno sullo sviluppo economico di un quartiere come il Libertà".  A testimonianza di ciò, in un caso alcuni malviventi intercettati erano quasi 'dispiaciuti' nel dover infierire su un commerciante che, pur di pagare, si sarebbe rivolto anche agli strozzini.

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Giannella: "I cittadini collaborino sempre con la Giustizia"

Non solo pizzo, ma soprattutto tanta droga con la quale fare profitti, non esitando, in caso di necessita, a rivolgersi agli 'altri', ovvero al clan Parisi di Japigia, come testimoniato dai libri mastro e 'contabili' rinvenuti dagli investigatori. L'altra fonte di approvigionamento del denaro per portare avanti i gruppi criminosi riguardava le estorsioni e i cavalli di ritorno. Auto e moto rubate per poi chiedere il riscatto alla vittima, come accaduto a un medico del Policlinico che, secondo gli inquirenti, si sarebbe rivolto proprio ai clan per risolvere la questione: "E' un caso emblematico - aggiunge Giannella - e rappresenta una fonte di amarezza per noi. L'indagine ha messo in luce cosa accaduto negli anni scorsi al Libertà. Le mafie hanno questa caratteristica, tentano di trasmettere anche positività, accreditandosi  come garanti in caso di ingiustizie, come nel caso di ricorrere al boss per recuperare il motociclo rubato. E' un modo per gratificare il cittadino che si rivolge a loro. Al contrario, è importante affermare, che la collaborazione da parte della gente con la Giustizia, in ogni caso è stata sempre premiata e noi vogliamo incoraggiarla e stimolarla perchè si tratta di un aspetto fondamentale, da non dimenticare". 
 

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