Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Cantieri danneggiati ed estorsioni, chieste 20 condanne per clan Parisi e imprenditori

Il processo si sta celebrando nel Tribunale di Bari. Secondo gli inquirenti i ricatti sarebbero stati perpetrati nei confronti di commercianti e aziende baresi

Venti condanne a pene comprese tra 10 anni e 6 mesi di reclusione per pregiudicati e imprenditori accusati a vario titolo di estorsioni, con l'aggravante del metodo mafioso, ai danni di aziende e commercianti di Bari e provincia commesse da esponenti del clan Parisi di Japigia; è la richiesta fatta dalla Procura di Bari nel processo, che si sta celebrando con il rito abbreviato, in cui sono imputati, tra gli altri, un fratello e un nipote del capo clan 'Savinuccio' Parisi, Nicola e Tommaso (per loro chieste le condanne più alte a 10 anni di carcere), alcuni affiliati al clan oltre a imprenditori che da vittime, secondo gli inquirenti, sarebbero diventati complici dell'organizzazione. Tra loro anche titolari di cantieri edili e di aziende di prodotti ittici e caseari.

In base alle indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, il giro di estorsioni sarebbe stato gestito dal clan Parisi attraverso minacce fisiche e a mano armata, ma anche danneggiamento di mezzi da cantiere, facendosi consegnare denaro contante, forniture di generi alimentari e buoni di benzina. Ad un commerciante di prodotti ittici sarebbe stato chiesto, per esempio, 1 euro per ogni chilo di pescato importato dalla Grecia (circa 1000 euro a settimana). L'indagine nel febbraio 2016 ha portato all'arresto di 11 persone nell'ambito dell'operazione ribattezzata 'Clean up'. Nel procedimento sono imputate altre otto persone che non hanno scelto il rito abbreviato, fra cui il pregiudicato Michele Parisi, fratello del boss e ritenuto il referente di questo gruppo criminale.

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