Cronaca

Clan Parisi-Stramaglia, confiscati beni per due milioni di euro

Sotto sequestro ville, appartamenti e terreni, ma anche cinque cavalli da corsa e una socità edile con sede a Valenzano. Si tratta di beni appartenuti al boss del clan "Chelangelo" Stramaglia, ucciso in un agguato nell'aprile 2009

Una delle ville confiscate dalla Guradi di Finanza

Nuovo colpo al patrimonio del clan mafioso Parisi-Stramaglia. A poco più di due settimane dall'ultimo sequestro che colpì i beni di tre presunti affiliati al clan coinvolti in attività di usura, la Guardia di Finanza di Bari, in collaborazione con lo Scico di Roma, ha eseguito in mattinata un nuovo provvedimento di confisca, del valore complessivo di due milioni di euro.

I BENI CONFISCATI - Con la confisca odierna vengono definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato i beni già sottoposti a  sequestro preventivo da parte della Procura di Bari nel dicembre 2009. Si tratta di beni appartenuti al boss Angelo Michele Stramaglia, detto "Chelangelo", ucciso in agguato nell'aprile 2009. Nello specifico, sono stati confiscati nove immobili (tra cui ville, appartamenti e terreni) ubicati tra Bari, Cassano e Valenzano, sei conti correnti bancari, quote sociali di un'impresa edile con sede a Valenzano e anche cinque cavalli da corsa.
 

LE INDAGINI - Secondo gli investigatori Angelo Michele Stramaglia sarebbe stato il luogotenente del boss Savino Parisi, capo dell'onomino clan egemone su Valenzano, Acquaviva delle Fonti, Cassano e zone limitrofe. L'appartenenza di Stramaglia al sodalizio criminale è stata sancita dall'esito del processo "Blue Moon", al tremine del quale Stramaglia fu condannato in primo e secondo grado a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Successivamente, nel corso dell'indagine Domino, gli investigatori scoprirono il "tesoretto" del clan che Stramaglia aveva affidato all'imprenditore Michele Labellarte affinché riciclasse, attraverso ulteriori prestanome, il denaro proveniente dalle attività illecite del clan.

Lo stesso patrimonio dell'impreditore Labellarte, morto nel dicembre 2009, è stato poche settimane fa oggetto di una confisca del valore di 100 milioni di euro.

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