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"Più transfobia che omofobia": presentato il questionario del Comune

Illustrati, nel palazzo del Consiglio metropolitano, i risultati della ricerca che ha coinvolto i dipendenti di palazzo di città: "Emerge ancora - spiegano gli studiosi - una netta superiorità nei livelli di non accettazione rispetto al transessualismo piuttosto che all'omosessualità”.

Negli ambienti di lavoro del Comune di Bari "la transessualità è accettata a livelli inferiori rispetto all'omossessualità". E' quanto emerge dall'indagine pilota commisionata da Palazzo di Città per rilevare il livello di omofobia e transfobia all’interno del Comune di Bari, presentata ieri nella sala del Consiglio metropolitano La città di Bari è la seconda in Italia, dopo Bologna, ad aver realizzato sinora questo tipo di ricerca scientifica,  dando piena attuazione agli indirizzi del Tavolo tecnico LGBTQI partendo dall’osservazione della realtà che riguarda i dipendenti del Comune di Bari al fine di conoscere la loro opinione nei confronti delle persone LGBTQI, verificando, e nel caso contrastando, eventuali forme discriminatorie all’interno del luogo di lavoro. La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro che ha coinvolto docenti ed equipe dell'Università di Bari: “Quello che presentiamo oggi è il primo frutto di un lavoro che dal 2012 il Comune di Bari sta portando avanti - ha dichiarato il sindaco Decaro -. Un lavoro per niente scontato, che necessita di grande determinazione. Questo questionario ci è servito per fare il punto su quanto, chi le istituzioni le rappresenta ogni giorno - dietro la propria scrivania, davanti ai banchi di una scuola, per strada - sia disponibile e pronto a guardare chi ha di fronte senza pregiudizi".

“Dal 16 maggio al 4 giugno 2014 - ha affermato Luca Quagliarella, psicologo clinico e componente equipe psicologica del Day-Hospital Disturbi Identità di Genere dell’Università degli Studi di Bari - ai dipendenti comunali è stato somministrato un questionario che utilizza il metodo della scala Likert a cinque punti (i dipendenti hanno espresso il loro grado di accordo o disaccordo rispetto a 36 affermazioni). Il questionario era totalmente anonimo e i dati raccolti sono stati utilizzati esclusivamente per fini di ricerca. Circa l' 87% dei rispondenti non ha difficoltà a lavorare con colleghi omosessuali; questa percentuale scende al 70% quando il rapporto di lavoro si esplicita con una persona transessuale. Le percentuali restano sostanzialmente invariate rispetto alla tipologia del lavoro affidato a questi colleghi (front office – back office)"

"Il 67% - prosegue - non avrebbe difficoltà ad avere un capo ufficio omosessuale (basta che sia competente), mentre è problematico averlo transessuale per il 15,5%. Il 65% non ritiene l’omosessualità una minaccia alla famiglia, mentre il transessualismo non lo è ritenuto per il solo 50%. Circa l’80% ritiene di poter essere un buon genitore se avesse un figlio omosessuale, mentre la percentuale scende al 65% nel caso di un figlio transessuale. Più ci si avvicina ad ambiti emotivi e relazionali, più il vissuto di omo/transfobia aumenta. E così, emerge ancora una netta superiorità nei livelli di non accettazione rispetto al transessualismo piuttosto che all'omosessualità”.

Il Questionario è patrocinato dal Comune di Bari, dall’Ufficio LGBTQI e dal Tavolo LGBTQI del Comune di Bari, dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Dipartimento di Scienze della formazione, psicologia, comunicazione e Dipartimento di Scienze economiche e metodi matematici.

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