'Famiglie senza confini' entra nella fase 2.0: "Terminata la formazione per 20 famiglie che accoglieranno i piccoli migranti"

Il progetto dell'assessorato al Welfare riguarda 246 minori non accompagnati o neo maggiorenni che andranno a vivere con le 24 coppie o single che hanno fatto richiesta

Il corso di formazione è finito per le prime 20 coppie o single, pronti ad accogliere in casa uno dei 246 minori straniero non accompagnati o neomaggiorenni, per offrire loro il calore di una vera famiglia dopo il periodo in una struttura di accoglienza. È il secondo step di 'Famiglie senza confini', il progetto sperimentale promosso dall'assessorato al Welfare che darà inizialmente a 24 famiglie la possibilità di prendersi cura di uno straniero in difficoltà.

Attualmente sono in corso, come spiegano da Palazzo di città, gli incontri individuali dell'equipe di progetto - composta da sei psicologi, due assistenti sociali e un educatore - tra le famiglie e i minori, così da "delineare le caratteristiche personali, i bisogni e le risorse di ciascuno così da procedere nel migliore dei modi all’abbinamento tra le famiglie e i minori stessi". Tra gli elementi facenti parte della formazione, ci sono aspetti fenomenologici, legali, pedagogici, psicologici, sanitari e scolastici , approfonditi con il supporto di esperti tra cui avvocati, giudici, psicologi e mediatori interculturali. In seguito all’abbinamento con i soggetti affidati, i servizi sociali, assieme alle parti coinvolte, struttureranno un piano d’intervento individualizzato che preveda obiettivi, tempi e azioni da compiere per rispondere ai bisogni rilevati dei giovani migranti. In questa fase si organizzerà anche la pratica amministrativa che definisce il contributo economico in favore della famiglia accogliente e l’attivazione della polizza assicurativa.

Bottalico: "Abbiamo il dovere morale di occuparci di questi minori"

"Crediamo fortemente in questo progetto - commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico - che promuove un patto educativo, sociale e culturale che non riguarda solo le singole famiglie e i ragazzi migranti ma coinvolge anche le istituzioni e l’intera società, in una prospettiva di comunità educante. Il nostro obiettivo è offrire a queste ragazze e a questi ragazzi, che per la quasi totalità hanno vissuto storie drammatiche, costretti ad abbandonare piccolissimi la propria famiglia e il proprio paese, il diritto a vivere in un contesto familiare, con degli adulti che si prendano cura di loro e della loro crescita, come previsto dalla Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia. Abbiamo il dovere morale, prima ancora che giuridico, di occuparci di questi minori e di impegnarci affinché abbiano la possibilità di guardare avanti, lasciandosi alle spalle le violenze e gli orrori, per costruire il proprio futuro".

Sono partner del progetto “Famiglie senza confini” il Comune di Bari - assessorato al Welfare, la cooperativa sociale Gea, che gestisce il progetto, il Tribunale per i Minorenni di Bari, la Regione Puglia, Save the Children, l’ufficio Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia e l’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari e tantissime associazioni che in questi mesi stanno dando la loro collaborazione in termini formativi e di costruizione di reti per l'inclusione.

"Le famiglie che hanno aderito al progetto sono la testimonianza di una sensibilità diffusa che sfida le parole d’ordine di questo tempo segnato dalla paura e dal razzismo e dimostra, nei fatti, che esiste un’Italia migliore, solidale e coraggiosa - ricorda l'assessore - Crediamo nel successo e nella generatività di questo percorso sociale e politico, confermato dalla richiesta di alcune regioni, in questi mesi, di esportare il nostro modello anche presso altre amministrazioni, come è già accaduto per altri progetti dell'assessorato, a conferma della validità delle forme di welfare di comunità che stiamo portando avanti sul territorio cittadino".

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