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Esami da avvocato 'truccati': tre arresti, 15 indagati

Ai domiciliari un avvocato, un'ex funzionaria dell'Università e una dipendente Adisu. Secondo l'accusa, avrebbero fatto parte di un'organizzazione che, durante le prove scritte di esame per l'abilitazione professionale della sessione 2014/2015, consentì ad alcuni candidati di procurarsi e presentare elaborati altrui

Tre persone ai domiciliari, altre quindici indagate a piede libero. Sono scattati questa mattina gli arresti dei carabinieri del Comando Provinciale, in esecuzione di una misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura. L'inchiesta della Procura di Bari riguarda presunte irregolarità verificatesi in occasione delle prove scritte di esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, sessione 2014/2015. Le persone coinvolte nell'inchiesta, tra cui figurano avvocati, membri della commissione, funzionari universitari ed aspiranti avvocati, rispondono a vario titolo dei reati di falsa attribuzione di un lavoro altrui, falso ideologico, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato. 

GLI ARRESTI - Ai domiciliari sono finiti Annunziata Laquale, funzionaria dell’Università degli Studi “Aldo Moro” oggi in pensione per raggiunti limiti di età, Innocenza Losito, responsabile dell’Unità di controllo dell’ADISU Puglia (Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) e Giuseppe Colella, avvocato del foro di Bari.  I tre sono indagati con l'accusa di far parte di un’organizzazione che avrebbe consentito ad alcuni candidati di procurarsi e presentare elaborati altrui.

L'INTERVENTO DEI CARABINIERI DURANTE LE PROVE - Nel mese di dicembre 2014, proprio in concomitanza con lo svolgimento della prova scritta, i carabinieri, che avevano rilevato "condotte anomale" da parte dei componenti della commissione e delle funzionarie dell’Università, intervennero sequestrando gli smartphone in uso a queste ultime, su cui furono trovate le foto delle tracce d’esame in precedenza ricevute, e numerosi elaborati che sarebbero stati introdotti abusivamente all’interno del luogo di esame. 

LE INDAGINI - La complessa attività investigativa dell’Arma - ricostruisce la Procura di Bari in una nota - "ha consentito di accertare come, mediante un’articolata rete di rapporti interpersonali e di comunicazioni telefoniche e telematiche a mezzo “whatsapp”, un “gruppo di lavoro” riunito in un appartamento adibito a “centrale operativa” agiva, con la collaborazione del professionista e di altri esperti in materie giuridiche, redigendo gli elaborati di esame che venivano successivamente introdotti nei padiglioni della Fiera del Levante ove si svolgevano le prove scritte e consegnati ad alcuni degli esaminandi". 

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