Cronaca

Traffico di droga ed estorsione, condanne definitive per tre affiliati al clan Di Cosola: eseguiti ordini di carcerazione

Nel 2015 l'operazione 'Pilastro' portò all'esecuzione di provvedimenti restrittivi nei confronti di 64 indagati, consentendo di disarticolare, nei tratti essenziali, il gruppo criminale

Alle prime luci dell'alba, i carabinieri del Comando provinciale di Bari hanno eseguito tre ordini di carcerazione nei confronti di altrettanti affiliati al clan Di Cosola, colpiti da condanne definitive, per complessivi 25 anni di reclusione, a seguito dell’operazione denominata “Pilastro”.  

È divenuta definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Bari emessa il 2 luglio 2020 che aveva riconosciuto i tre soggetti colpevoli, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione e illecita concorrenza con violenza e minaccia”.

Uno dei soggetti è stato tratto in arresto del capoluogo cittadino, mentre agli altri due i provvedimenti restrittivi sono stati notificati presso le case circondariali ove sono detenuti. 

Il provvedimento odierno costituisce l’epilogo del processo avviato a seguito delle indagini condotte, a seguito dell’omicidio di Giuseppe Mizzi - vittima innocente di mafia - negli anni 2011-2014 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti del clan Di Cosola, consorteria mafiosa che, nel tempo, ha subito importanti interventi repressivi.

L’inchiesta aveva messo in luce "come il sodalizio criminale avesse, nel suo vasto territorio d’interesse, condizionato la libera concorrenza nel mercato del calcestruzzo, mediante un accordo con un produttore di calcestruzzo che prevedeva l’avvicinamento di imprenditori edili che venivano posti di fronte alla scelta: consegnare somme per mantenere i detenuti del clan, oppure acquistare il calcestruzzo “consigliato” dagli estorsori. Dunque, oltre all’illecita concorrenza che consentiva al clan di infiltrarsi, con violenza e minaccia, nel circuito produttivo, il sodalizio sottoponeva gli imprenditori edili che avevano impiantato cantieri nelle zone controllate ad estorsioni, con pagamento mensile delle somme a titolo di “protezione”". Inoltre, le indagini avevano permesso "di individuare l’esistenza di una struttura, emanazione del clan mafioso, dedita al lucroso traffico di stupefacenti sui territori controllati dal clan".

L’operazione “Pilastro”, che nel 2015 ha visto l’esecuzione di provvedimenti restrittivi nei confronti di 64 indagati, "oltre a disarticolare, almeno nei tratti essenziali, il clan Di Cosola - ricordano gli investigatori - ha indotto alcuni elementi di spicco, tra i quali DI COSOLA Antonio (ora defunto) a collaborare con la Giustizia, gettando le basi per l’esecuzione di altre e significative attività repressive che, negli anni a seguire, hanno permesso di contrastare efficacemente un clan che, da oltre un trentennio, fa registrare la sua nefasta operatività in Bari e provincia".

I destinatori del provvedimento sono: DI COSOLA Cosimo anni 9 e mesi 6 di reclusione; MARIANI Vito anni 7 e mesi 8 di reclusione; DE CARO Francesco anni 8 di reclusione.

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