Bar, un'impresa e conti correnti: confiscati beni per 5 milioni agli eredi del boss defunto Alfredo Fiore

Il pregiudicato venne ucciso il 13 marzo del 2014. I beni confiscati erano stati sequestrati già nel 2015. Il provvedimento è stato disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura

La Guardia di Finanza ha confiscato due attività economiche "intestate agli eredi del defunto boss di Molfetta Alfredo Fiore, tra cui un bar sul lungomare di Molfetta e l'impresa attiva nel commercio di prodotti ortofrutticoli, dove il malavitoso fu assassinato il 13 marzo 2014, oltre a vari rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 4,2 milioni di euro. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Bari su proposta della Procura. Si tratta del primo caso a Bari di una misura di prevenzione disposta nei confronti degli eredi di un "soggetto socialmente pericoloso, entro il termine di cinque anni dal decesso". L'obiettivo della norma, spiega la GdF, "è quello di sottrarre definitivamente i beni che erano nella disponibilità del soggetto socialmente pericoloso per inserirli nel circuito economico lecito".  Nel 2015 venne eseguito un provvedimento di sequestro riguardante questi beni.

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"Lo spessore criminale del Fiore - aggiungono gli investigatori, la sua perseveranza nel commettere delitti di particolare allarme sociale, consentono di ritenere senza dubbio alcuno che lo stesso, sino alla data del suo omicidio, abbia largamente beneficiato dei proventi delle attività delittuose". Le indagini avrebbero permesso di verificare "l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità del pregiudicato defunto e la capacità economica del suo nucleo familiare. Nello specifico, gli accertamenti hanno evidenziato una sperequazione elevata tra i redditi dichiarati ed investimenti sostenuti, nel periodo oggetto d’investigazione".

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