Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Immobili, imprese e pizzerie a Santo Spirito e Bitonto: confiscati beni a pregiudicato

Operazione della Dia: sigilli al patrimonio di Emanuele Sicolo, 49 anni, ritenuto vicino a clan baresi e già condannato in via definitiva "per reati di estrema pericolosità sociale"

Due ristoranti-pizzeria a Palese e Santo Spirito, due pizzerie/rosticcerie di nuovo allestimento nel centro di Bitonto, due attività operanti nel servizio alle imprese, due immobili, quattro autovetture e diversi rapporti bancari e finanziari: scatta la confisca per il patrimonio del pregiudicato Emanuele Sicolo.

La Dia ha eseguito questa mattina i decreti emessi dal Tribunale di Bari–Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti del 49enne, "condannato definitivamente, negli anni - ricordano gli investigatori - per numerosi reati anche di estrema pericolosità sociale".

Ritenuto affiliato già dalla metà degli anni ’90 a sodalizi criminali operanti principalmente in Bitonto e in zone dell’hinterland barese, dalle indagini condotte negli anni Sicolo sarebbe risultato in contatto con clan baresi Parisi (operazione “Satellite”) e Capriati: in particolare, Sicolo è stato condannato in concorso con altri appartenenti a quella consorteria, per l’omicidio di Michele Manzari, soggetto appartenente all’omonima famiglia operante nel quartiere San Paolo di Bari e contrapposta al clan  Capriati della città vecchia.

Nel 2016, Sicolo è stato arrestato dalla polizia nell’ambito dell’operazione denominata 'Do ut des', che smantellò un sodalizio di stampo mafioso dedito alle estorsioni nei confronti di imprenditori, diretto dal clan Parisi. Nel 2018, invece, è stato arrestato dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Bari nella flagranza del reato di riciclaggio aggravato, essendo stato fermato,  con altri due soggetti, a bordo di una autovettura contente all’interno, abilmente occultata, la somma di oltre 300mila euro, denaro ritenuto provento di attività criminale.

I provvedimenti hanno riguardato beni mobili ed immobili, complessi aziendali e disponibilità finanziarie, già sottoposti a sequestro nel 2017 e nel 2018 e sono scaturiti da indagini svolte dagli uomini della DIA sull’intero patrimonio del Sicolo, che hanno consentito di acclarare "una netta sproporzione tra i redditi dichiarati nell’ultimo decennio dal suo nucleo familiare, ai limiti della normale sopravvivenza, rispetto agli investimenti effettuati nello stesso periodo, risultati di assoluta provenienza illecita".
 

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