Redditi bassi ma patrimonio da 15 milioni: sigilli ai beni di un pregiudicato barese

Eseguito dalla Finanza un provvedimento di confisca a carico di un 39enne, ritenuto dagli inquirenti "socialmente pericoloso", coinvolto in passato in indagini per traffico di droga

Un provvedimento di confisca definitiva di beni è stato eseguito questa mattina dai finanzieri del Nucleo di POlizia economica-finanziaria di Bari, a carico di un 39enne pregiudicato della provincia di Bari, già imprenditore nel settore del commercio di articoli in ferro e altri metalli. Il decreto, emesso dalla IV sezione Penale - Misure di prevenzione della Corte di Appello di Bari, ha riguardato beni per un valore stimato di 15 milioni, tra cui 12 fabbricati, 5 terreni, 1 compendio aziendale, due quote sociali di una srl e le disponibilità finanziarie presenti in numerosi conti correnti.

Il provvedimento - è spiegato in una nota della Guardia di Finanza- rappresenta l'epilogo "della complessa e articolata attività investigativa svolta dal Gico di Bari che ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari nelle disponibilità, dirette e indiretta (tramite i suoi familiari)" del 39enne, "acquisiti con i proventi delle attività illecite commesse nel tempo (associazione per delinquere finalizzata alla produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, furto e ricettazione), o comunque risultati "ingiustificatamente sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati".

Secondo una sentenza emessa nel maggio 2020 dalla Suprema Corte di Cassazione, l'uomo sarebbe da ritenersi soggetto connotato da "pericolosità sociale" dal 2001 al 2011 "in quanto, oltre ad essere stato dichiarato colpevole di numerosi e gravi delitti in materia di narcotraffico, commessi tra il 2005 e il 2007, era stato già condannato per reati contro il patrimonio commessi nel 2001, e di più di recente, era stato rinviato a giudizio per rispondere di un ulteriore reato in materia di stupefacenti commesso nel 2013", riconoscendo - sottolineano gli investigatori - "Una stretta correlazione temporale tra i momenti dell'acqeuisto dei beni oggetti di ablazione, concentrati nell'arco temporale dal 2004 al 2011, e il periodo di manifestazione della pericolosità" del pregiudicato barese. Gli investigatori del Gico Bari hanno  quindi effettuato specifiche indagini economico-patrimoniali sul conto del soggetto e del suo nucleo familiare, acquisendo "con riferimento all'ultimo ventennio, copiosa documentazione dei beni e delle quote societarie, nonché numerosi atti pubblici che hanno interessato nel tempo l'intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica". Le indagini avrebbero così permesso di  "accertare che gran parte delle attività economiche e dei beni entrati nella disponibilità del prevenuto e dei propri stretti congiunti è stata acquistata con proventi deriventi da attività illecite, in quanto non ha trovato giustficazione nei redditi del pregiudicato barese e del suo nucleo familiari dichiarati ai fini delle imposte sul reddito".

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