Cronaca

Congresso nazionale forense: fischi contro la riforma, contestato Leone

In mattinata la cerimonia di apertura al Petruzzelli. Il vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl) contestato per le sue parole sulla riforma dell'avvocatura all'esame del Senato

Apertura con contestazioni al teatro Petruzzelli per il trentunesimo Congresso Nazionale Forense. Momenti di tensione si sono registrati durante l'intervento del vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl), le cui parole sulla riforma dell'avvocatura, attualmente in esame al Senato, sono state accolte con fischi dalla platea.

"Comprendo che le novità possano essere ostiche nell'impatto iniziale - ha detto Leone - ma non si può avere di più. Questa riforma è sicuramente il primo passo per eliminare quelle discrasie che da 30 anni vengono messe sul tappeto ad ogni congresso nazionale forense". "E' una riforma nell'interesse dell'avvocatura, per salvare l'avvocatura - ha detto ancora - non nell'interesse di chi vuole mettere le mani sull'avvocatura attraverso società imprenditoriali, attraverso tutto quello che ogni avvocato giustamente contrasta". Per Leone, i fischi sono probabilmente una "presa di posizione dovuta al fatto che, forse, non si comprende che stiamo vivendo un momento particolare, vuoi per la crisi, vuoi per la globalizzazione, vuoi per le evoluzioni societarie, vuoi per le evoluzioni dei sistemi statali". "Ritengo che anche attraverso questo dissenso, questi fischi - ha concluso - sarà possibile mettere qualche tassello al posto giusto rispetto a quello che è stato fino ad ora. La riforma non è ancora terminata e si potrà mettere mani a qualche punto".


Qualche contestazione anche per il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa."Speriamo che al Senato la riforma venga approvata così com'é, salvo modifiche future, perché se il 18 gennaio si sciolgono le camere dovremo aspettare altri 60 anni per avere una nuova riforma". "Alcune frange non rappresentative numericamente dei giovani avvocati - ha detto commentando i fischi che hanno accompagnato gli applausi al suo intervento - sono contrarie alla riforma perché temono che possa portare più aggravi piuttosto che benefici. Ma io credo che la loro sia una posizione miope". "Noi - ha aggiunto - stiamo lavorando per tutti e soprattutto per i giovani. Indipendenza e autonomia per noi sono la prima cosa e i giovani che chiedono stipendi per diventare dipendenti di avvocati barattano la sicurezza economica con i valori sacrali dell'avvocatura". "Sono quattro anni che aspettiamo che il Parlamento riconosca all'avvocatura questo diritto - ha detto ancora - cioé di essere disciplinata con legge ordinaria e non con semplice regolamento, riaffermando i principi fondamentali che riguardano l'avvocatura e che sono fondamenti dello stato del diritto cioé indipendenza e autonomia". "Proprio qui a Bari - ha concluso - si era discusso di questa riforma e nulla si era fatto. Dopo 60 anni vorremmo che proprio da Bari arrivasse la conferma, dalla voce del presidente del Senato, Schifani, che sarà qui sabato prossimo, che la riforma andrà in porto".

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