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I pugliesi mangiano meno carne della media italiana. Confartigianato: "No allarmismi"

Dopo l'allarme lanciato dall'Oms i produttori locali si difendono: "È la qualità del prodotto che si consuma a fare la differenza. Scegliere preparazioni artigianali"

In Puglia si spende meno per le carni rosse rispetto alla media nazionale: a rivelarlo, con uno studio, Confartigianato Imprese regionale attraverso dati Istat. Nel tacco dello Stivale, infatti, le famiglie consumano 102,89 euro al mese per  acquistare carne di ogni tipo (bovina, suina, pollame, conigli, selvaggina e salumi), rispetto ai 106,84 euro del consuntivo italiano e alle 111.19 delle regioni meridionali. La parte del leone ovviamente la fa la carne bovina con 41,23 euro mensili a famiglia, davanti a pollame-conigli-selvaggina (25,88), salumi (21,18) e suino (13,75). I dati arrivano a pochi giorni dall'allarme dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha inserito le carni lavorate tra gli alimenti che possono provocare gravi malattie: "L’alimentazione è corretta - spiega Giuseppe Verna, presidente degli artigiani alimentaristi di Confartigianato Imprese Puglia -  solo quando la dieta alimentare che si segue è equilibrata. Come affermano gli esperti e confermano sia gli studi che la prassi, ciascun alimento, assunto nelle dovute quantità, non arreca un danno bensì un beneficio: sono le indicazioni della famosa 'piramide alimentare'. È la qualità del prodotto che si consuma a fare la differenza".

"Non bisogna farsi contagiare da facili allarmismi - aggiunge - . L’indicazione dell’Oms può spaventare, ma è semplicemente dovuta al fatto che la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità si limita ad individuare gli elementi dannosi senza classificarli in base al danno che producono. Per una persona, il rischio di sviluppare una patologia a causa del consumo di carne processata resta piccolo, ma aumenta in proporzione alla carne consumata. E gli italiani sono ben al di sotto delle soglie di pericolo. La media del consumo di carni processate da parte degli Italiani è pari alla metà di tale dato. È chiaro – commenta – che il problema non è il consumo di carne in quanto tale bensì il consumo di carni che vengono sottoposte a particolari ed invasivi procedimenti modificativi".

"Certo - prosegue - bisogna scegliere con coscienza ma anche con la serenità data dalla consapevolezza che i prodotti di qualità sono garanzia di genuinità. In particolare, le aziende artigiane adottano procedimenti tradizionali che non alterano, bensì preservano le caratteristiche originali delle carni ed il loro valore nutrizionale, sottolineato anche dall’OMS. D’altra parte lo stesso consumatore potrà valutare al meglio il prodotto leggendo attentamente l’etichetta. Come Confartigianato – conclude il presidente – da sempre siamo in prima linea nella promozione di una delle bandiere del Made in Italy, la dieta mediterranea, come viatico di benessere e salute".

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