Coronavirus, da Bergamo il racconto del sindaco nella diretta con Decaro: "Non siamo più in grado di portare tutti in ospedale"

L'iniziativa del primo cittadino barese e presidente Anci, che sulla sua pagina Fb ha trasmesso in diretta una videochiamata con Gori, sindaco di uno dei Comuni più colpiti dall'emergenza Covid-19: "Importante che ciascuno faccia la propria parte"

Un filo diretto tra Bari e Bergamo, per ascoltare dalla voce del sindaco, Giorgio Gori, il racconto di ciò che sta accadendo nel Comune lombardo, tra i più colpiti dall'emergenza Coronavirus. Così il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, ha voluto sottolineare ancora una volta l'importanza di rispettare le restrizioni per evitare i contagi, trasmettendo in diretta, sulla propria pagina Fb, una videochiamata con il sindaco di Bergamo: "Giorgio è stata la persona che mi ha messo sul chi va là già qualche giorno fa. Forse ascoltando quello che sta accadendo lì sarà più facile per tutti capire quanto sia seria e grave la situazione nel nostro Paese. E capiremo quanto sia importante che ciascuno di noi faccia la sua parte per risolverla al più presto".

Nel suo racconto, Gori ha descritto la drammatica situazione del suo Comune: "Oggi non siamo più in grado di portare tutti in ospedale e succede che molte persone muoiano a casa. Molte, molte di più di quante ne vengono contabilizzate ogni giorno per il virus", ha detto. "Io - ha proseguito - ho fatto una ricerca che non ha pretese di essere statistica, mettendo insieme i dati del mio Comune e di altri 12 della provincia di varie zone e confrontando i dati che risultavano negli uffici dell'Anagrafe con quelli della triste contabilità del covid-19 - ha aggiunto Gori - il rapporto è di 4 a uno, cioè per ogni persona che risulta deceduta con diagnosi effettiva di coronavirus, ce ne sono altre tre che muoiono senza che questo sia accertato".

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"La situazione che ho raccontato ad Antonio in queste sere non è migliorata, non sto neppure a dirvi i numeri perchè io continuo a pensare che questi numeri siano una rappresentazione più della capacità di diagnosi e di cura, cioè la capacità di fare tamponi e di cura che sono limitate rispetto alle necessità che non delle effettiva diffusione della malattia che è molto superiore", ha detto ancora Gori. "Ora si dice che a Bergamo ci siano 6216 contagiati ma sono soltanto gli ammalati in gravi condizioni che arrivano in ospedale a cui viene fatto il tampone, ma se voi avete sintomi abbastanza seri cioè 38-39-40 di febbre, tosse ma se respirate bene i medici al telefono dicono restate a casa: nessuno fa il tampone, non rientrate nelle statistiche né voi né quelli che stanno bene". "Prima facevamo tamponi a chi era vicino a chi era positivo ma quando la cosa è diventata così estesa, il sistema non ce l'ha fatta più e limita la sua capacità di diagnosi a quelli che vi dicevo io - ha aggiunto-. Dire che ci sono in Lombardia 1181 ricoveri in più non dice quante persone avrebbero dovuto essere ricoverate ma quante siamo riusciti a ricoverare. 49 terapie intensive in più oggi, non sono quelli che avrebbero avuto bisogno di terapie intensive oggi ma quante ne abbiamo disponibili. Se avessimo cento ventilatori in più avremmo 100 persone in più in terapia intensiva".

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