Cronaca

Tangenti per pilotare sentenze tributarie, arresti a Foggia. L'inchiesta coinvolge anche Bari

Tra gli indagati anche il magistrato barese Lorenzo Nicastro; un commercialista barese destinatario di una misura di sospensione dall'esercizio della professione. Dieci le persone ai domiciliari nel Foggiano tra giudici, funzionari, commercialisti

Denaro o favori ai giudici tributari in cambio di sentenze favorevoli. Sarebbe questo il sistema portato alla luce dall'inchiesta 'Giustizia privata' che ha portato all'arresto, tra Foggia e provincia, di dieci persone e che vede indagati anche a Bari.

Gli arrestati e le misure interdittive

Nell'ambito dell'inchiesta sono state arrestate, tra Foggia e provincia, dieci persone tra cui giudici tributari, funzionari delle Commissioni Tributarie Regionale e Provinciale di Foggia, commercialisti/difensori e imprenditori/contribuenti. Le accuse sono di corruzione in atti giudiziari, falso e truffa, in concorso.  Agli arresti domiciliari sono finiti i giudici tributari, tutti commercialisti, Giuseppe D’Avolio di Ischitella, Vito Merra di Cerignola, Antonio Ventura e Antonio Cerase, entrambi di Foggia; poi ancora i dipendenti delle commissioni tributarie Adriana Rosaria Benigno di Foggia (ora in pensione) e Domenico Laricchia, sempre di Foggia. Tre invece le misure interdittive, con divieto di esercizio della professione per 12 mesi, eseguite nei confronti dei commercialisti Giovanni Antini e Mauro Gadaleta di San Giovanni Rotondo e Gianluca Orlandi di Noicattaro.

Gli indagati

Nell'ambito dell'inchiesta risultano indagate altre 40 persone, tra giudici, commercialisti e imprenditori. Tra queste c’è anche il magistrato barese Lorenzo Nicastro, ex pm a Bari ed ex assessore all’Ambiente della Regione Puglia e attualmente in servizio alla procura di Matera. Al magistrato si contestano i reati di falso in atto pubblico e truffa per aver falsificato dal 2015 al 2017, nella sua qualità di giudice relatore presso la sezione distaccata di Foggia della Commissione Tributaria di Bari, 168 sentenze e procurandosi così un ingiusto profitto, quantificato in 1.920 euro. 

Le indagini

Secondo quanto accertato nelle indagini - dirette dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotte dai finanzieri del Gruppo Tutela Spesa Pubblica/Sezione Anticorruzione del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari con l’ausilio di personale della sezione di pg GdF della Procura del capoluogo dauno - alcuni segretari di sezione delle Commissioni Tributarie Provinciale di Foggia e Regionale avrebbero costituito per lungo tempo il punto di riferimento dei difensori di alcuni contribuenti del territorio dauno. Questi, per evitare che i loro clienti pagassero allo Stato le imposte dovute, avrebbero preferito versare somme di denaro o altre utilità ai funzionari amministrativi delle commissioni e ad alcuni giudici delle stesse, in cambio di decisioni favorevoli nei contenziosi tributari: ciò avrebbe determinato per i contribuenti un vantaggio patrimoniale e per i difensori prestigio e guadagni nell’ambiente tributario.

Diverse le condotte illecite emerse dalle indagini: alcuni funzionari amministrativi, in cambio di denaro o altra utilità, pilotavano le cause sui giudici compiacenti o svogliati. Alcuni, infatti, emettevano decisioni favorevoli al contribuente in cambio di somme di denaro; altri, pur in mancanza di utilità personale, frodavano l’amministrazione tributaria delegando completamente, di fatto, la giurisdizione a funzionari che deliberavano secondo il proprio tornaconto personale (tangenti o altri vantaggi), limitandosi alla sola firma della sentenza con introito delle indennità previste per l’attività decisoria. In cambio della promessa e/o della commissione di tali illecite condotte, venivano versate da parte dei difensori commercialisti o di intermediari ai pubblici uffici corrotti, utilità varie o somme di denaro ammontanti a circa 500 e 1000 euro per sentenza. L’importo complessivo delle somme accertate come prezzo dei reati corruttivi è pari a circa 60mila euro.

*Ultimo aggiornamento 9 novembre
 

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