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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Crac 'Casa Divina Provvidenza', dieci arresti della Finanza

Tre persone in carcere, sette ai domiciliari, nell'operazione denominata 'Oro Pro Nobis': le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta

Dieci arresti, 25 indagati e il sequestro di un immobile a Guidonia, appartenente all’ente ecclesiastico "Casa di Procura Suore Ancelle della Divina Provvidenza". E' il bilancio dell'operazione "Oro pro Nobis", portata a termine questa mattina dai militari della Guardia di Finanza di Bari, coordinati dalla Procura della Repubblica di Trani, relativa al crac da 500 milioni di euro subito dalla Congregazione Ancelle Divina Provvidenza - Opera Don Uva, con sedi a Bisceglie, Foggia e Potenza, oggi in amministrazione straordinaria.

L’indagine, durata tre anni, e condotta attraverso acquisizioni documentali, perquisizioni, accertamenti bancari, escussione di soggetti informati sui fatti e migliaia di intercettazioni telefoniche, ha portato oggi ad eseguire gli arresti nei confronti di due religiose, massime responsabili della Congregazione delle Ancelle, di un ex direttore Generale, e di amministratori di fatto, consulenti e dipendenti dell’Ente stesso. Ma nel lungo elenco degli indagati, figurano anche altri professionisti, ex amministratori della CDP e personalità politiche della zona, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta e altri reati.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Nell'aprile 2012 la Procura della Repubblica di Trani, destinataria di numerosi esposti in merito alla scandalosa gestione dell’Ente, ha chiesto il fallimento dell’Ente Religioso. Da quel momento la lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Bari della Guardia di Finanza, ha messo in luce l’innumerevole serie di reati che hanno portato al crac da oltre 500 milioni di euro, di cui oltre 350 sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato. "Il progetto criminoso architettato dal management - spiega una nota della Finanza in cui si dà conto dell'operazione - aveva due finalità: rappresentare un passivo fallimentare inferiore a quello effettivo ed occultare un’ ingente massa patrimoniale, nel corso degli anni dirottata – anche mediante raffinati meccanismi finanziari di certo non alla portata di semplici “Ancelle” – su conti correnti italiani ed esteri facenti capo al fittizio Ente parallelo denominato “Casa Procura”, anche per il tramite di una società fiduciaria".

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