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Sei arresti per il crac Fusillo: coinvolti ex vertici della Popolare di Bari, ai domiciliari Gianluca Jacobini

L'inchiesta relativa al fallimento delle società Fimco Spa e Maiora Group. Coinvolti imprenditori, professionisti, oltre agli ex dirigenti dell'istituto di credito. Sei in tutto le persone arrestate

E' ancora bufera sugli ex vertici della Banca Popolare di Bari, colpiti questa mattina da nuove misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta, coordinata dal procuratore facente funzione Roberto Rossi con il sostituto Lanfranco Marazia, relativa al fallimento di alcune società del gruppo Fusillo di Noci, che ha portato complessivamente all'arresto di sei persone. Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Banca popolare di Bari, è finito ai domiciliari con l'accusa di concocorso in bancarotta fraudolenta, mentre al padre Marco, ex presidente dell'istituto di credito, è stato notificato un provvedimento di interdizione. In particolare, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di otto misure cautelari personali (sei arresti e due  misure interdittive) nei confronti di imprenditori, professionisti ed ex vertici della Banca Popolare di Bari, indagati, a vario titolo, per i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio, commessi nel periodo dal 2016 al 2019.

I dettagli dell'inchiesta: il ruolo della Pop Bari e le operazioni sospette

Jacobini junior, nuovo arresto a due mesi dal ritorno in libertà

Per Gianluca Jacobini i nuovi arresti domiciliari scattano a poco più di due mesi dalla revoca della precedente misura cautelare cui era sottoposto nell'ambito dell'inchiesta sul crac dell'istituto di credito. Fino ad oggi, Jacobini junior e il padre Marco erano stati sottoposti alla misura interdittiva. Per l'ex presidente vigeva anche il divieto di dimora a Bari, il figlio Gianluca era sottoposto invece all'obbligo di dimora a Polignano a Mare.

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Gli arrestati e le altre misure cautelari

Agli arresti domiciliari, su disposizione del gip del tribunale di Bari Luigia Lambriola, sono finiti oltre a Gianluca Jacobini, gli imprenditori Giacomo Fusillo, amministratore di alcune delle società fallite, Vincenzo Elio Giacovelli, titolare della società Il Melograno Eventi, Girolamo Stabile, gestore di fondi di investimento con sedi in Lussemburgo e Gibilterra, Salvatore Leggiero, legale rappresentante e amministratore unico della Roma Trevi srl, e Nicola Loperfido, responsabile della direzione business della Banca popolare di Bari, gestore degli affidamenti concessi al gruppo Fusillo. L'interdizione di un anno è stato notificata a Marco Jacobini e all'imprenditore di Noci Vito Fusillo, padre di Giacomo, amministratore delegato delle società Fimco e Maiora. A due degli indagati, Giacomo Fusillo e Vincenzo Elio Giacovelli, sono stati altresì contestati i reati di autoriciclaggio e, per il solo Giacomo Fusillo, anche il reato di riciclaggio "essendo state accertate - scrive la Finanza - in almeno due circostanze, condotte poste in essere sui beni distratti dalla massa fallimentare finalizzate ad impedirne l’individuazione della provenienza delittuosa. Detti beni, per lo più compendi aziendali - dopo essere stati sottratti al patrimonio delle fallite - sono stati trasferiti a soggetti giuridici appositamente costituiti dagli stessi indagati al fine di preservarli da possibili aggressioni dei creditori ovvero in favore di società terze allo scopo di monetizzarne il relativo valore".

Le accuse e il ruolo della Popolare di Bari

Nello specifico, agli indagati sono contestate "plurime operazioni societarie “straordinarie” poste in essere in epoca antecedente e prossima al verificarsi dello stato di insolvenza al fine di “distrarre” o “dissipare” beni immobili e compendi aziendali di rilevante pregio facenti parte del patrimonio delle imprese Fimco Spa e Maiora Group Spa, il cui valore economico è stato stimato in 93 milioni di euro". Tali condotte, secondo l'accusa "sono state poste in essere con il coinvolgimento di compiacenti imprenditori e professionisti e con il determinante concorso degli ex vertici della Banca Popolare di Bari (attualmente commissariata), nelle persone di Marco Jacobini, Gianluca Jacobini e di Nicola Loperfido", che avrebbero "reiterato nel tempo la concessione di linee di credito, finanziamenti e sconfinamenti di conto corrente" in favore delle due società, "pur nella consapevolezza del loro stato di dissesto finanziario e della loro incapacità di adempiere alle obbligazioni assunte", e avrebbero "agevolato ed incentivato la distrazione di importanti asset dal patrimonio del gruppo Fimco/Maiora verso società terze, concedendo a queste ultime i finanziamenti necessari al perfezionamento delle relative compravendite".


 

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