Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca Libertà

Un masterplan per il quartiere? Il comitato 'Giustizia al Libertà' boccia il piano: "Solo soluzioni costose e irrealizzabili"

Il comitato risponde punto sul punto al progetto di recente presentato dal sindaco per la rinascinta del rione: tra i punti contestati, il trasferimento degli uffici tecnici del Comune presso il Palagiustizia di Piazza De Nicola: "Ipotesi assurda"

Il palazzo del Tribunale in piazza De Nicola

Parlano di "interventi negati da decenni" e di soluzioni "fantasiose, irrealizzabili e costose". Il 'masterplan per il Libertà', presentato nei giorni scorsi dal sindaco Decaro, non convince il comitato 'Giustizia al Libertà', che in una nota attacca punto su punto le proposte contenute nel documento elaborato dal Comune.

In particolare, a proposito dei piani relativi al recupero di edifici pubblici e alla sistemazione di strade e marciapiedi, il comitato parla di "interventi che andavano attuati da decenni, associati alla riqualificazione dell'edilizia residenziale esistente". Ma a finire nel mirino delle critiche è soprattutto il trasferimento degli uffici tecnici del Comune di Bari presso il Palazzo di Giustizia di Piazza De Nicola. "Riteniamo quest’ultima un’ipotesi assurda - scrivono in una nota i rappresentanti del comitato 'Giustizia al Libertà' - poiché la superficie disponibile (33000 mq del Palazzo di Piazza De Nicola) è spropositata rispetto al numero di addetti (al massimo stiamo parlando di 300 tra impiegati e funzionari comunali): l'indice di 110 mq/addetto è circa 6 volte il limite regolamentare; e l'edificio sarà gestito, dopo l’inevitabile adeguamento, con costi spropositati e sarà condannato  a degrado e abbandono, a prescindere dallo scempio che si farebbe di uno tra i migliori Palazzi di Giustizia del Paese". "Non ci convincono - si legge ancora - le surreali prospettazioni che vedrebbero i grandi spazi in esubero del Palazzo di Giustizia trasformati in fantomatici teatri o sale cinematografiche, per le quali dovrebbero essere realizzati onerosi interventi tecnici ed amministrativi come prevedono le norme vigenti. Inoltre richiamiamo l’attenzione sull’inammissibile declassamento dell’edificio nei suoi valori architettonici, culturali e storici. Quando il palazzo fu ultimato, fu dato incarico ad hoc ad artisti di fama per l’arredo esterno, la statua di Minerva ne è un esempio; la stessa procedura è stata adottata per la Farnesina a Roma, come è d’uso per i beni immobili demaniali di pregio".

"In definitiva - conclude la nota - tutti gli interventi sul welfare e sull’animazione sociale, sul riuso degli edifici pubblici abbandonati e sul miglioramento della viabilità e della pubblica illuminazione, proposti dall'amministrazione, e che in un paese normale sarebbero atti dovuti, vanno comunque subito realizzati, a prescindere: sono il livello minimo di decenza richiesto dalla qualità della vita di una comunità cittadina oltre che un sostegno, in tempo di crisi, alle sofferenze delle attività commerciali che lì insistono. Parallelamente vanno immediatamente eseguiti i lavori di messa a norma del Palazzo di Giustizia (con i fondi ministeriali già a disposizione da 10 anni!), dando così una prima attuazione, pur se parziale,  all’Arcipelago  della Giustizia al Libertà". 

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