Cronaca

"Lavoravano per sopravvivere", parlano i parenti delle vittime

In attesa davanti all'obitorio del Policlinico di Bari, i parenti delle cinque vittime raccontano la vita delle operaie morte nel crollo. Una la frase ricorrente: "Lavoravano per sopravvivere"

Lavoravano in nero, senza contratto, per quattro euro all'ora o anche meno. Passavano in quel laboratorio nel sottoscala della palazzina di via Roma dalle otto alle quattordici ore al giorno, a seconda delle commesse che il titolare dell'opificio riusciva ad ottenere.

I parenti delle cinque vittime del crollo di Barletta, in attesa stamattina davanti all'obitorio del Policlinico di Bari per poter vedere per l'ultima volta le proprie congiunte, hanno raccontato le loro storie. Storie di donne semplici, che "lavoravano per sopravvivere", per pagare mutui e bollette.

In disparte, fra le persone in attesa, anche i due coniugi titolari dell'opificio, la cui figlia quattordicenne, Maria Cinquepalmi, ha perso la vita ieri durante il crollo, insieme a quattro operaie. Durante l'attesa, alcune persone si sono sentite male, e sono state accompagnate al Pronto Soccorso. Ad assistere le famiglie delle vittime, anche nel viaggio di ritorno a Barletta e nelle loro abitazioni, è stato il personale della Croce Rossa.
 

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