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Contadini baresi in protesta a Roma contro l'invasione dei cinghiali: "Distruggono i raccolti, bisogna intervenire"

Centinaia i partecipanti dal capoluogo e dalla provincia alla manifestazione che si è tenuta il 7 novembre in piazza Montecitorio. "Si devono cacciare tutto l'anno" chiedono, ma gli ambientalisti non ci stanno

Scendono in piazza a Roma anche gli agricoltori baresi per protestare contro 'l'invasione' dei cinghiali. Diversi comuni dell'Area metropolitana, tra cui quello di Gravina, hanno risposto presente all'appello di Coldiretti, riversandosi in piazza Montecitorio nella mattinata di giovedì 7 novembre. L'obiettivo della manifestazione nazionale era di chiedere al Governo misure a tutela di agricoltori e allevatori, visti i danni provocati ai raccolti dagli animali senza controllo.

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Un'emergenza riportata in cifre nel rapporto redatto dalla Coldiretti/Ixe dal titolo 'Gli Italiani assediati dai cinghiali' e che gli agricoltori definiscono "preoccupante". "Persino nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia - ha spiegato l'assessore comunale con delega all'Agricoltura di Gravina, Felice Lafabiana - è presente un gran numero di branchi di cinghiali che distruggono praticamente qualsiasi cosa incontrino sulla propria strada e, a proposito di viabilità, sono anche causa di numerosissimi incidenti stradali". La richiesta di agricoltori e allevatori è quindi la revisione dei calendari venatori e il successivo ampliamento della stagione di caccia che potrebbe durare nella fattispecie dei cinghiali per tutto l’anno.

Gli ambientalisti: "Cacciarli non è la soluzione"

Soluzione non condivisa dalle associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF, che in una nota congiunta hanno spiegato come la caccia non può risolvere il problema dei danni alla coltura. "Da decenni sono centinaia di migliaia gli animali abbattuti senza che ciò abbia contenuto minimamente i danni, né le popolazioni stesse di ungulati”. Per gli ambientalisti è invece necessario mettere la parola fine ad ogni pratica legale o meno di ripopolamento e foraggiamento degli ungulati, vietate da anni per il cinghiale ma che ancora vengono messe in campo per timore che cali la fauna selvatica a disposizione. "A questo si somma il vantaggio legato alle molte vendite illegali delle carni (che può raggiungere un giro di affari di milioni di euro ogni anno), grazie alla disponibilità di ristoratori compiacenti e alla scarsità di controlli sanitari e fiscali" concludono.

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