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Relazione sociale servizi Welfare, in città cambia la demografia: più over 60 e meno under 39 rispetto al 2018

I dati sono stati resi noti durante l'incontro telematico di riprogrammazione del Piano sociale 2018-2020. In controtendenza i giovani migranti residenti in città, con un trend di crescita del 4%

La popolazione di Bari è prevalentemente composta da persone over 60, mentre diminuiscono rispetto al 2018 (- 5 per cento) i residenti di età compresa tra i 20 e 39 anni; un fenomeno che fa emergere un problema generalizzato di invecchiamento, bassa natalità, emigrazione delle fasce giovanili e, di conseguenza, di mancato ricambio di popolazione attiva. È il dato che salta all'occhio nella relazione sociale 2019 dei servizi erogati dal Welfare del Comune durante la presentazione in cui si è anche riprogrammata la terza annualità del Piano sociale di zona 2018-20 dell'ambito territoriale di Bari. L'unica eccezione? I migranti residenti, tra i quali si conferma invece un trend positivo di crescita del 4% rispetto a due anni fa.

Tra i dati mostrati c'è anche il coinvolgimento dei cittadini assistiti e presi in carico dal sistema del welfare messo in campo dal Comune di Bari in rete con gli altri soggetti del territorio, tra cui la ASL, i sindacati e la Lega Cooperative, presenti alla riunione, in cui si denota un "un incremento delle richieste da parte delle persone anziane che, necessitando di assistenza, si rivolgono al Segretariato sociale per accedere ai servizi residenziali RSSA - RSA (711 domande ) o alla PUA - Porta unica di accesso (1.904 domande) presso il distretto socio-sanitario" si legge nella nota. Parallelamente aumenta la domanda per l’accesso ai servizi semiresidenziali (397 istanze) e ai centri socio-educativi riabilitativi e centri Alzheimer (911 istanze).

Le priorità del Welfare

Tra le priorità emerse, si conferma la necessità di un pieno coinvolgimento della Regione Puglia nel potenziamento dei servizi socio-sanitari rivolti a una fascia della cittadinanza in condizioni di povertà estrema, che ad oggi viene sostenuta quasi esclusivamente grazie all’impegno di risorse del civico bilancio, nonostante la competenza dei sevizi socio-sanitari sia in capo alla Regione. Va in questa direzione l’ideazione e l’avvio del servizio residenziale sperimentale delle Case di comunità dedicate a persone vulnerabili con disabilità, dipendenze patologiche, disagio psicologico o psichiatrico.

Da un punto di vista socio-economico, lo scenario è segnato da un incremento generale delle povertà, confermato dai numeri registrati dai servizi a bassa soglia: nel 2019, infatti, aumentano di 333 unità gli interventi del P.I.S. - Pronto intervento sociale - pari complessivamente a 2705 -, di 341 unità gli utenti del centro diurno comunale “Area 51”, con 1451 utenti complessivi, e crescono anche le richieste di contributi economici mirati per un totale di 513 istanze. Si riducono, invece, gli utenti del centro di accoglienza notturna comunale “Andromeda”, mentre crescono le richieste per l’accesso alle Case di comunità.

Gli interventi di contrasto alla povertà da crisi Covid

Per quanto riguarda la riprogrammazione del 2020, terza annualità del PSZ, centrali sono risultati gli interventi attivati per l’emergenza sanitaria da covid-19 con 3.913.000 euro spesi per erogare buoni spesa (beneficiari circa 12.000 nuclei nei primi due mesi di emergenza), buoni libro, vacanze solidali a sostegno delle famiglie in difficoltà, kit alimentari, buoni farmaceutici e, durante il lockdown, allestire spazi all’aperto dedicati alle attività motorie e di stimolazione sensoriale delle persone con autismo e sindrome di Alzheimer.

"I dati dello scorso anno sulla salute e sull’aumento delle sacche di povertà nelle nostre comunità, a livello nazionale e locale, sono allarmanti - commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico - e questo nonostante l’investimento economico e progettuale realizzato dall’ambito del Comune di Bari che però, purtroppo, spesso finisce per scontrarsi con l’indebolimento dei trasferimenti monetari, in particolare nel settore socio-sanitario, da parte di Ministero e Regione. Una situazione resa più grave per effetto dell’emergenza degli ultimi mesi, il cui andamento ha inevitabilmente rallentato il sistema sanitario per la prevenzione e la medicina territoriale, quello, per intenderci, di cui hanno maggior bisogno proprio i cittadini in difficoltà seguiti dalla rete del Welfare, in primis le persone con disabilità e non autosufficienti. In questa direzione, auspico nei prossimi mesi una riorganizzazione della rete territoriale regionale a cura di una regia forte e unitaria, che si impegni a riequilibrare competenze e responsabilità, immaginando ad esempio un unico dipartimento per le Politiche della salute, capace di integrare al meglio politiche sanitarie e sociali al fine di fronteggiare insieme, con competenza e flessibilità, le complessità dell’emergenza sanitaria da covid e i cambiamenti sociali e sanitari che essa porta con sé".

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