Cronaca San Giorgio

Ennesimo raid contro i surfisti di Torre Quetta: "Il Comune non ci ascolta"

Maria Santoro, dell'associazione Cat Surf, invoca misure per proteggere l'area sportiva sulla spiaggia: "Ogni giorno combattiamo tra il vandalismo e il degrado che da tempo imperversano nella zona. C'è però chi finge di non vederli"

"Cosa abbiamo fatto dopo il raid? Ci siamo messi a ripulire tutto e poi siamo subito andati con le nostre tavole in mare. Non abbiamo paura di nessuno". E' senza dubbio questa la migliore risposta che i ragazzi del Cat Surf potevano dare dopo l'ennesimo atto vandalico subito due sere fa nella loro base sulla spiaggia di Torre Quetta. Qualcuno, probabilmente un gruppo di ragazzini, ha pensato di trascorrere la nottata nella capannina utilizzata dall'associazione, lasciando poi dei disgustosi 'ricordini' scoperti la mattina seguente: pozze di pipì, bottiglie di birra, tavole imbrattate con scritte adolescenziali.

Nulla, apparentemente, di intimidatorio, ma comunque vergognoso in una zona da tempo ormai terra di nessuno: "In nove mesi è il secondo attacco - spiega Maria Santoro, del gruppo Cat Surf -. Questa volta hanno anche sporcato alcune tavole e questo è totalmente inaccettabile e offensivo. E' assurdo assistere a questi gesti commessi da vandali senza cultura". Un' associazione quasi di frontiera, capace di diventare punto di riferimento per provare a fruire del nostro litorale combattendo degrado e inciviltà, dovendo fronteggiare, ogni giorno un problema diverso: "La mattina - prosegue Santoro - quando arriviamo, troviamo la sporcizia dovuta all'incuria e alle frequentazioni poco chiare della zona. Più volte abbiamo fatto presente il problema al Comune, ma ci è stato incredibilmente risposto che loro non hanno ricevuto da nessuno alcune segnalazioni sulla presenza di prostitute in questa parte della città".

Nessuna istituzione, a quanto pare, vuole prendersi in carico la vicenda, nonostante l'associazione abbia interpellato Palazzo di Città: "A giugno scorso - continua Santoro - inviammo un' informativa agli assessorati all'Ambiente e all'Urbanistica, nonchè alla presidenza della Circoscrizione Japigia-Torre a Mare, dove denunciammo i nostri problemi, ma non abbiamo ricevuto risposte". Eppure, le soluzioni potrebbero essere applicate con semplicità: "Desideriamo quantomeno - afferma Santoro - la presenza di un maggior pattugliamento con una vigilanza più continua e numerosa. Non è possibile avere un solo guardiano per tutta Torre Quetta. Sarebbe auspicabile anche una recinzione dell'area surf per proteggere le nostre attrezzature. Chiediamo anche di riallocare nei pressi della capannina il cartellone, sparito ormai da tempo, che segnalava la presenza di un'area pedonale, per impedire l'accesso alle moto".

Tre richieste base per garantire sicurezza ai surfisti ai baresi. Il singolo caso però apre un dibattito ormai improcrastinabile sul futuro del Lungomare Sud, zona il cui degrado, fuori ogni logica, sembra intoccabile e destinato a perdurare all'infinito, con buona pace di chi vorrebbe una città diversa, europea e realmente vivibile.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ennesimo raid contro i surfisti di Torre Quetta: "Il Comune non ci ascolta"

BariToday è in caricamento