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Consulenze private all'insaputa dell'Università: sequestrati beni per 350mila euro a docente

La donna era titolare di una cattedra di Medicina del Lavoro, ma allo stesso tempo avrebbe omesso di comunicare la sua attività professionale privata: nel 2015 era stata sospesa, ora il sequestro disposto dalle Corte dei Conti per le somme che avrebbe indebitamente percepito

Avrebbe esercitato attività privata come medico del lavoro presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, omettendo di comunicarlo all'Università e al Policlinico, presso i quali lavorava rispettivamente come docente titolare della 'Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica' e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro.

La docente universitaria, già sospesa dagli incarichi nel 2015 con l'accusa di truffa, è stata oggi destinataria di un sequestro di conti bancari pari a oltre 353mila euro, disposto dalla Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari ed eseguito dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Bari.

Secondo quanto accertato dalle indagini, con la mancata comunicazione della sua attività privata, la professoressa "induceva in errore la propria Amministrazione (Università e Policlinico di Bari tra loro convenzionati), ottenendo – nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno” ed in regime di attività professionale intramoenia". 

L’attività, hanno accertato i finanzieri, sarebbe stata svolta attraverso una società di famiglia, con sede in Bari - di cui la docente è risultata socia al 50 % - utilizzata come filtro per la conclusione e sottoscrizione delle convenzioni con le aziende private.

"La frode, in sostanza, inducendo in errore il Policlinico di Bari e l’Università per diversi anni (dal 2009 al 2014), permetteva al docente di percepire emolumenti indebiti per oltre 353.000 euro - in palese violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto professionale, derivante direttamente dallo status di professore universitario a tempo pieno e di direttore di struttura ospedaliera in regime di intramoenia".

La docente universitaria, a cui è stata notificata una diffida al pagamento, in solido, della somma in questione oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria, è stata citato in giudizio per il prossimo 15 marzo.

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