Cronaca

Don Tonino Bello: sono passati 20 anni dalla scomparsa

«Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Ruvo-Terlizzi-Giovinazzo». Le date: nato ad «Alessano,18 marzo 1935», nel Salento, nel più profondo e povero Sud della Puglia; morto a «Molfetta, 20 aprile 1993», la città dov’è stato vescovo per quasi 13 anni e dove al funerale un oceano di 60 mila persone

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Sono passati 20 anni dalla sua scomparsa, ma il ricordo in chi lo ha conosciuto è più vivo e attuale che mai. Perchè il vescovo di Molfetta è stato un pastore attento a tutto e a tutti.

Un sabato qualunque, due del pomeriggio. Il cimitero di Alessanoè pressochè deserto. È aprile ma il sole sembra quello di luglio. Una madre col figlioletto sgattaiola veloce a visitare una persona cara. Fa un rapido scarto a destra: si ferma davanti al piccolo anfiteatro circolare e alla lastra di pietra. Una breve preghiera. Un segno di croce, e va. Pochi minuti e un paio di ragazze s'accostano. Fissano a lungo la pietra, il loro sguardo si sofferma su alcune brevi frasi - alcune fra le più famose delle sue espressioni - incise su rocce poste intorno alla tomba: «Ama la gente, i poveri soprattutto. E Gesù Cristo»; «In piedi, costruttori di pace»; «Ascoltino gli ultimi e si rallegrino». Un breve momento di silenzio e ritornano.

È uno sfilare continuo su quella pietra scarna, adornata soltanto da una piccola croce epoche parole: «Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Ruvo-Terlizzi-Giovinazzo». Infine, le date: nato ad «Alessano,18 marzo 1935», nel Salento, nel più profondo e povero Sud della Puglia; morto a «Molfetta, 20 aprile 1993», la città dov'è stato vescovo per quasi 13 anni e dove al funerale un oceano di 60 mila persone ha invaso l'intero porto.

Lo stanno facendo santo, don Tonino. La causa di beatificazione, avviata nel 2008 dall'attuale vescovo di Molfetta, monsignor Luigi Martella, si avvia alla conclusione della prima fase, quella diocesana. Poi la monumentale documentazione andrà a Roma, in Vaticano. Per la gente santo lo è già. Tanto a Molfetta quanto ad Alessano, tanto a Ugento, dove fu vicerettore del seminario, quanto a Tricase, dove fu parroco. Sono passati 20 anni,ma ogni luogo parla di lui: gli edifici ecclesiastici ma anche gli uffici pubblici, le piazze e le vie. Una foto oppure una dedicazione,una targa oppure una delle sue frasi celebri.

Don Tonino ovunque. Mai monsignor Bello, tanto meno Antonio.

Sempre e solo don Tonino, il «fratello vescovo povero con i poveri», quello col pastorale e la croce di legno (di ulivo, però, simbolo della sua terra), quello con l'appartamento episcopale invaso dai senzatetto e dai migranti stranieri, quello che girava per le strade del porto e della vecchia Molfetta sedendosi accanto ai poveri e agli ubriaconi, quello che aveva la porta sempre aperta, anche alla prostituta che gli aveva bussato alle quattro di mattina affamata e fradicia di pioggia. Ma anche quello che parlava di «pace, giustizia e salvaguardia del Creato come Trinità terrestre» e che tuonava contro chi voleva"militarizzare" la sua terra, la Puglia, mettendovi le basi degli F16, negli anni Ottanta.

Da presidente di Pax Christi, nel dicembre 1992, già gravemente malato, sfidò i cecchini di Sarajevo durante la sanguinosa guerradi Bosnia con Beati i costruttori di pace. Insieme a monsignor Bettazzi, a don Albino Bizzotto e al piccolo popolo di pacifisti di ogni provenienza, la "Marcia dei 500" violò l'assedio della capitale bosniaca, ma senza sfidare nessuno: convinsero i soldati a farli passare,consolarono le vittime di entrambe le parti,dispensarono aiuti tanto agli abitanti di Sarajevo che ai serbi. Don Tonino non accetterrebbe che si scrivesse che era "alla testa del corteo". Diciamo che stava in mezzo a loro. Santo per tutto questo? Certamente no, c'è molto e molto altro.

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fonte su FAMIGLIA CRISTIANA.it

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