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Morta durante fecondazione assistita, "Sottovalutati i rischi"

La relazione della task force del Ministero sul caso di Arianna Acrivoulis, la 38enne deceduta nell'ospedale di Conversano mentre si sottoponeva ad un intervernto per la procreazione assistita. Per gli ispettori non sarebbero stati adeguatamente valutati i rischi connessi alle patologie presentate dalla donna

Prima di sottoporre Arianna al trattamento per la fecondazione assistita, non fu effettuata "una appropriata valutazione dei fattori di rischio", sia connessi all'intervento, che agli effetti che tali fattori avrebbero potuto avere su una futura gravidanza. E' quanto emerge dalla relazione stilata dalla task force inviata a Conversano dal Ministero della Salute, con l'obiettivo di far luce sulla morte di Arianna Acrivoulis, la 38enne di Bitritto deceduta all'ospedale "Jaia" dopo un intervento per la fecondazione assistita. arianna-2

La paziente, rilevano gli ispettori del Ministero, come emerso dalle indagini propedeutiche all'intervento, presentava "ipertensione arteriosa, diabete mellito, obesità, irsutismo, steatosi epatica, calcolosi della colecisti, blocco di branca sinistra". Inoltre la commissione avrebbe evidenziato la mancanza di "un lavoro d'equipe" che avrebbe consentito di gestire adeguatamente il caso, in particolare nel momento in cui la donna cominciò ad accusare i primi sintomi di difficoltà respiratoria.

Nella relazione, inoltre, la task force rileva che il Centro Pma di Conversano "è autorizzato ed accreditato il 14 aprile 2014 dalla Regione Puglia come ambulatorio di II livello, anche se non risultano effettuate attività di ispezione e verifica da parte del Centro nazionale trapianti, per una mancata comunicazione da parte della Regione Puglia relative al passaggio di livello dal I al II".

Nei giorni scorsi, intanto, è stata eseguita l'autopsia sul corpo della donna, i cui esiti però verranno resi noti soltanto nelle prossime settimane, insieme a quelli di altri accertamenti eseguiti in questi giorni.

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