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Nessuna 'invasione' straniera in Puglia, i numeri del Dossier Immigrazione: "Luoghi comuni danneggiano integrazione"

Le cifre del report realizzato da Idos, Confronti ed Unar hanno visto nel 2017 un incremento delle presenze del 5% rispetto all'anno precedente: "Cifre molto basse in una regione dove i migranti sono solo 134mila"

Nessuna 'invasione', a dispetto della percezione, spesso errata, di un fenomeno complesso e in continua evoluzione: in Puglia, nel 2017, i migranti sono aumentati del 5% rispetto all'anno precedente, un valore superiore alla media nazionale dell'1,9%  però "trascurabile" perchè comprende circa 6700 persone su un totale di oltre 134mila, numero limitato rispetto alle altre regioni d'Italia. E' la fotografia scattata dal Dossier Statistico Immigrazione, report giunto alla 28ma edizione realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con 'Confronti' e con la collaborazione dell'Unar nell'ambito di un'iniziativa cofinanziata attraverso il Fondo Otto per mille della Chiesa Valdese e dell'Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi. 

Le cifre del dossier

Una ricerca approfondita, presentata nella chiesa di San Sabino a Madonnella, che inquadra il fenomeno immigrazione attraverso numeri certi, territorio per territorio. Nel Barese sono 43484 i migranti, quasi un terzo di quelli che si trovano in Puglia. Si registra un incremento del 3,7% rispetto al 2016, a fronte, però, di un crollo della acquisizioni di cittadinanza, passate da 1264 a 511. Le nazionalità più presenti a Bari e in provincia sono quella albanese (28%) seguite da rumena (13,4%) e georgiana (7,7%). I migranti originari del Paese causasico presenti nella Terra di Bari rappresentano ben il 22% del complessivo nazionale.

Un quarto delle imprese straniere è gestito da donne

Il dossier ha analizzato anche la condizione lavorativa degli stranieri: su 1,2 milioni di occupati pugliesi, 4,9% sono migranti, tra cui il 50% donne, cifra che colloca la regione al quarto posto nazionale. Il settore in cui sono maggiormente impiegati è quelli dei servizi (64,1%, tra cui il 28,2% nel lavoro domestico) e solo un quarto lavora nell'agricoltura. La differenza tra italiani e stranieri si nota a partire dalle retribuzioni medie, 1226 euro mensili per i primi, 777 per gli altri, senza contare le condizioni spesso disumane nelle quali i migranti devono lavorare, in particolare nelle campagne dove impera il caporalato. Un dato interessante riguarda le imprese gestite dagli stranieri, ben 18762, corrispondenti al 4,9% del totale regionale: un quarto dei titolari è donna. 

Bottalico: "Sprar fondamentali per l'integrazione"

Sul fronte dell'accoglienza, infine, c'è stato un aumento del 6,6% rispetto al 2016, con il 45,5% dei permessi di soggiorno a termine rilasciato per motivi afferenti all'asilo e alle diverse forme di protezione. I numeri smentiscono il luogo comune che il migrante arrivi solo attraverso gli sbarchi, drasticamente calati dal 2017 anche per l'effetto degli accordi con la Libia, bensì attraverso altri mezzi e circostanze, come le ricongiunzioni familiari. Negli ultimi tempi, però, con la nuova visione del governo, le prospettive di integrazione saranno destinate, inevitabilmente a cambiare: "Sullo Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, ndr) c'è una situazione critica - spiega l'assessore cittadino al Welfare, Francesca Bottalico) anche per le scelte dell'Esecutivo. E' il sistema più efficace per l'inclusione lavorativa e per il Comune di Bari è fortemente utile a monitorare e fornire interventi qualificati. Come Assessorato siamo in prima linea ad accogliere e a proteggere le persone in situazioni di fragilità. Negli ultimi mesi abbiamo attivato, ad esempio, le case di comunità, ovvero condomini sociali finalizzati a dare un aiuto ai migranti ma anche a tante famiglie baresi sfrattate e in difficoltà".

Don Angelo: "Stop a rigurgiti di razzismo e xenofobia"

Nonostante tutto, l'aria si è fatta più complicata per chi è in prima linea, come don Angelo Cassano, parroco della chiesa di San Sabino a Madonnella: "Assistiamo - spiega - a rigurgiti di razzismo e xenofobia, con situazione che si aggrava sempre di più. La percezione dell'immigrazione che non corrisponde alla realtà. Vogliamo denunciare quello che sta accadendo nelle nostre realtà. La vicenda di Riace (con l'arresto e poi la scarcerazione del sindaco Mimmo Lucano, ndr) ci ha creato molto dolore. Vengono sempre più criminalizzate anche le esperienze positive. E' un problema che c'è da alcuni anni, non solo da quando si è insediato il nuovo governo. Sul Mediterraneo è calato il silenzio e non sappiamo più cosa sta succedendo. Non abbiamo una visione mitizzata delle cose - aggiunge con lucidità don Angelo - ma qui si sta spostando il tiro evitando di parlare di altre problematiche sociali come la Mafia. C'è una vera e propria distrazione di massa".

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