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Omicidi, droga, armi ed estorsioni: colpo al clan Misceo-Telegrafo, 41 arresti

L'indagine, denominata 'Ampio Spettro' e coordinata dalla Dda di Bari, ha ricostruito le attività illecite del clan, operante nel quartiere San Paolo e nei Comuni di Noicattaro e Palo del Colle

Sono in tutto 41 arresti gli arresti eseguiti in diverse città italiane (Lecce, Foggia, Matera, Napoli, Benevento, Bologna e Prato) nell'ambito dell'operazione 'Ampio spettro', coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Bari e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata. Nel mirino di Dda e Finanza, presunti affiliati al clan Misceo-Telegrafo, operante nel quartiere San Paolo di Bari e nei Comuni di Noicattaro e Palo del Colle.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE: LE PERQUISIZIONI E IL NASCONDIGLIO DI UNO DEGLI ARRESTATI

LA STRUTTURA DEL CLAN E LE ATTIVITA' ILLECITE - Dalle indagini è emerso come Giuseppe Misceo detto "fantasma", e Arcangelo Telegrafo detto "Angioletto", avessero costituito una articolata associazione a delinquere, di stampo mafioso, dedita all’usura, all’estorsione ed al traffico di sostanze stupefacenti, che non avrebbe esitato a far uso di armi, per imporre la propria egemonia sul territorio di competenza. L'attività investigativa, condotta attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali, appostamenti e pedinamenti, ha permesso di ricostruire, per il gruppo criminale, genesi e organizzazione sul territorio. In particolare, con il presunto capoclan Giuseppe Misceo in carcere, Arcangelo Telegrafo e Umberto Fraddosio detto “Cimino”, avrebbero assunto il ruolo reggenti del clan.  I due soggetti, pur sempre attenendosi alle direttive impartite dal carcere dal “fantasma”, avrebbero diretto il gruppo criminale che era dedito ad una molteplicità di attività illecite, tra cui l’usura ai danni di soggetti privati ed imprenditori, nei confronti dei quali erano adottati anche metodi cruenti per ottenere il pagamento degli interessi o delle somme estorte, e le estorsioni, con i vari affiliati che, avvalendosi della forza di intimidazione del clan, costringevano numerosi imprenditori edili, operanti nelle zone di influenza del gruppo, a corrispondere somme di denaro con cadenza periodica. Altra attività fiorente era il traffico di sostanze stupefacenti e il loro spaccio al minuto operato da una fitta rete di piccoli pusher dislocati in posizioni strategiche dei territori di competenza del clan sia nel Quartiere San Paolo che in Palo del Colle e Noicattaro.  

I FATTI DI SANGUE - L’attività investigativa ha permesso di far luce su alcuni fatti di sangue, che hanno interessato Bari e provincia a partire dagli ultimi mesi del 2013, e fino ai primi del 2014, e poi sono sfociati nell’omicidio di Donato Sifanno, nipote del boss Pinuccio Mercante, detto 'Pinucc u' drogat', avvenuto nel quartiere San Paolo nel febbraio 2014. In particolare, il gruppo è ritenuto responsabile del ferimento dei fratelli Loiodice, avvenuto nel dicembre 2013, e del tentato omicidio di Donato Sifanno avvenuto in via Don Gnocchi nel novembre 2013.

LE FAIDE E I SEQUESTRI DI ARMI - A più riprese, grazie alle indagini condotte, i finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari sono riusciti ad evitare escalation di faide interne ed esterne sottraendo al clan armi e munizioni che sarebbero serviti per agguati o per azioni intimidatorie dirette a consolidare l’autorità del clan soprattutto nel quartiere San Paolo di Bari, territorio di conquista dove storicamente si sono verificate diverse contese tra le varie famiglie criminali egemoni sul territorio barese.

I SEQUESTRI PATRIMONIALI - Le indagini hanno permesso inoltre di sottrarre agli indagati disponibilità economiche e finanziarie illecitamente accumulate nel tempo, ritenute frutto della loro attività criminale. Nel corso dell'operazione odierna, i finanzieri hanno eseguito anche dei decreti di sequestro patrimoniale, disposti dalla Autorità Giudiziaria, sottoponendo a vincolo cautelare quote societarie di 3 aziende, 4 autovetture, 1 autocarro, 1 motoveicolo, 9 immobili (7 abitazioni e 2 locali commerciali), 1 compendio aziendale e svariate polizze assicurative, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.
 

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