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Rapporto 'Ecomafia 2015', Puglia maglia nera per illeciti ambientali: Bari è al primo posto

Pubblicati i dati del rapporto annuale di Legambiente: ben 4.499 le infrazioni accertate nel 2014, il 15,4% di quanto rilevato su tutto il territorio nazionale. Record anche per numero di persone denunciate, 4.159

Un bilancio pesante, quello del 2014, sul fronte dei reati ambientali. Un 'business' che in Italia non accenna a diminuire, per un fatturato criminale che ha raggiunto la cifra di 22 miliardi. E' quanto emerge dal rapporto 'Ecomafia 2015' stilato da Legambiente, i cui risultati sono stati presentati oggi a Bari da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Ennio Cillo, magistrato della Procura della Repubblica di Lecce e Renato Nitti, magistrato della Procura della Repubblica, e dei rappresentanti delle forze dell’ordine. Nel dettaglio, sono stati esposti i dati relativi alla nostra regione, che quest'anno ha scalzato la Campania conquistando la vetta della poco edificante classifica delle illegalità ambientali in Italia.

ILLEGALITA' AMBIENTALE: PUGLIA AL PRIMO POSTO - Nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2014, la Puglia sale al primo posto con ben 4.499 infrazioni accertate, il 15,4% di quanto accertato su tutto il territorio nazionale. Record anche per numero di persone denunciate, 4.159, e di sequestri effettuati, 2.469, mentre sono appena 5 le persone arrestate. Nella classifica provinciale dell’illegalità ambientale nel 2014 si piazza al primo posto Bari, che registra il record di 2.519 infrazioni accertate, l’8,6% su scala nazionale, arrivando persino a scavalcare Napoli. Segue nella classifica, al 6° posto, la provincia di Foggia con 802 infrazioni accertate.

IL CICLO ILLEGALE DEI RIFIUTI - Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia sale al primo posto ed è la regione con il più alto numero di infrazioni accertate, ben 2.081, quasi il 29% di quanto registrato nelle 20 regioni, un numero 4 volte più grande rispetto all’anno scorso (quando si attestavano a quota 469). Record anche per persone denunciate, 2.020, e sequestri effettuati, 1.744. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentra nelle province di Bari, 1.641, e Foggia, 184. In Puglia, dal 2002 ad oggi (24 giugno 2015), ci sono state ben 48 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 16,8% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. Inchieste che hanno visto 153 persone arrestate, 222 persone denunciate e 60 aziende coinvolte.

RIFIUTI TOMBATI: I CASI IN PROVINCIA DI BARI - Numerose le indagini del Corpo Forestale dello Stato che hanno permesso di portare alla luce ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, tombati in diverse località: nel Torrente Picone, in agro di Sannicandro di Bari, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, e in località Santa Fara nel Comune di Bari, dove è stato trovato anche amianto frantumato. L’operazione “Pozzo senza fondo” del Corpo Forestale dello Stato, nell’ambito di una indagine condotta dalla D.D.A. di Bari, ha portato al sequestro di un maxi frantoio del barese che smaltiva direttamente in falda le acque di vegetazione derivanti dalla lavorazione delle olive, in violazione delle normative ambientali di settore.

TRAFFICO INTERNAZIONALE DI RIFIUTI; PORTO DI BARI TRA I PUNTI DI SNODO - C’è poi la dimensione transnazionale della Puglia, cerniera tra l’Europa, i Balcani e il Medio Oriente, che l’ha trasformata in una base logistica per traffici transfrontalieri di rifiuti, soprattutto quelli diretti verso il sud est Europa e l’Estremo Oriente. Tra i porti italiani dove si sono avute più operazioni contro i flussi illeciti di rifiuti - in particolare materiali di scarto destinati illegalmente al riciclo, materiali ferrosi di rottami di auto e veicoli, scarti di gomma e/o pneumatici, e poi metalli, plastica, Raee e tessili - ci sono anche Bari e Brindisi. In un’operazione congiunta denominata “Desert waste”, l’Agenzia delle Dogane, il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza hanno scoperto e bloccato un traffico internazionale di rifiuti diretti dal porto di Bari verso Libia e Iran. Quattro semirimorchi erano pronti per essere imbarcati colmi di materiale ferroso, pezzi di camion rottamati, batterie, pneumatici, filtri e altri rifiuti speciali, spacciati per pezzi di ricambio usati, e quindi commercializzabili. Dagli accertamenti è risultato che la merce non era stata sottoposta alla procedura di bonifica per il recupero. Le ulteriori indagini hanno portato alla scoperta di una vera e propria organizzazione criminale che effettuava spedizioni transfrontaliere di ingenti quantitativi di rifiuti, facendoli passare per merce recuperata.

 GLI ILLECITI IN CAMPO EDILIZIO - Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia scende al terzo posto con 598 infrazioni accertate (il 10,4% del totale nazionale), 699 persone denunciate e 238 sequestri effettuati. La piaga del cemento fuorilegge continua a devastare le località più rinomate dal Salento al Gargano. Proprio qui, in particolare nel Comune di Monte Sant’Angelo, il Corpo Forestale dello Stato, su disposizione della Procura di Foggia, ha sequestrato decine di case e villette a due passi dal mare. I presunti responsabili, circa 30 proprietari, sono stati denunciati per reato di lottizzazione abusiva e violazioni dei vincoli paesaggistici.

RACKET DEGLI ANIMALI: BARI AL PRIMO POSTO - Per quanto riguarda il racket degli animali (corse clandestine di cavalli, combattimenti clandestini, traffico di animali da compagnia, commercio illegale di specie protette, macellazione clandestina, abigeato, bracconaggio e pesca di frodo) la Puglia sale al secondo posto (l’anno scorso era al terzo) con 1.115 infrazioni accertate, 1.066 persone denunciate e 380 sequestri effettuati. Tra le prime cinque province italiane per numero di infrazioni contro la fauna c’è Bari, al 2° posto con 249 illeciti accertati.

LA LEGGE SUGLI ECOREATI - Guardando al futuro, Legambiente ritiene tuttavia che il 2015 possa rappresentare uno 'spartiacque' nella lotta alle ecomafie, per via dell'approvazione della legge sugli ecoreati. "Con l’introduzione nel codice penale dei delitti contro l’ambiente - rileva Tarantini - le ecomafie e l’ecocriminalità, che vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli ecosistemi, cominceranno ad essere contrastate con adeguati strumenti repressivi. A tal proposito, non possiamo non sottolineare come sia incomprensibile la decisione del Governo di smembrare il Corpo Forestale dello Stato per inglobarlo in un’altra forza di polizia. Il più diffuso corpo di polizia specializzato nella tutela dell’ambiente e del paesaggio ha un ruolo fondamentale nel contrastare tutte le forme di illegalità e minaccia del territorio: dagli incendi boschivi al dissesto idrogeologico, dall’abusivismo edilizio in aree interne allo smaltimento illegale di rifiuti, dai reati contro gli ecosistemi naturali e le specie protette fino agli illeciti in campo agroalimentare".

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