Cronaca

Accuse a Ferorelli, Emiliano rinviato a giudizio per diffamazione

Il processo il 13 dicembre. I fatti si riferiscono allo scontro verbale avuto con il presidente della IX Circoscrizione due anni fa, in occasione della protesta degli ambulanti contro la chiusura del lungomare

Il sindaco Michele Emiliano rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti del presidente della IX Circoscrizione Mario Ferorelli. La notizia è riportata oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno: il processo comincerà il 13 dicembre dinanzi al giudice del tribunale di Bari Chiara Civitano.

I FATTI - L'episodio contestato al sindaco risale all'estate 2011, quando la decisione di Emiliano di chiudere al traffico serale un tratto del lungomare scatenò la violenta protesta dei venditori ambulanti abusivi. Quella scelta fu criticata anche dal presidente di Murat-San Nicola Ferorelli, il quale fu accusato da Emiliano di difendere gli interessi della malavita locale, poichè il business della bancarelle abusive sul lungomare, denunciò il sindaco, era gestito appunto dai clan. Nella citazione a giudizio firmata dal procuratire aggiunto Lino Giorgio viene riportata anche una delle frasi rivolte a Ferorelli che il sindaco scrisse su Facebook: "Mario, sei schiavo dei clan di Bari vecchia. Vergognati". Accuse alle quali Ferorelli reagì presentando querela.

EMILIANO: "SONO SERENO" - All'indomani del rinvio a giudizio sulla sua bacheca Facebook il sindaco difende la sua posizione e si dice sereno. Anche se non manca di rimarcare come questa sia, secondo lui, "una vicenda tutta politica", con "una denuncia da parte di Mario Ferorelli, redatta dal suo avvocato Francesco Paolo Sisto, entrambi probabili candidati a sindaco del centrodestra alle prossime elezioni". "Sono convinto - continua il sindaco - che la Procura ha voluto il dibattimento pubblico per consentire a tutti di valutare i fatti senza dare l'impressione di volere liquidare la cosa a tarallucci e vino. Ed io sono d'accordo con questa scelta. Il giudizio era necessario per valutare tutti i fatti così come sono accaduti e per valutare come deve avvenire una discussione su facebook tra avversari politici che accettano la piazza virtuale per confrontare le reciproche critiche politiche".


"Le cose nuove non mi spaventano. Non mi spaventano i processi. - conclude - Ma preferisco rischiare un processo, piuttosto che essere equivoco con la criminalità organizzata e con i miei avversari che sottovalutano la necessità di lanciare sempre segnali chiari contro la mafia, perchè ogni debolezza, ogni alleanza anche solo involontaria, tra politica e mafia rischia di distruggere la nostra comunità. Al processo dunque, con la serenità di chi è innocente e di chi ha fiducia nei giudici".

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