Cronaca

Nato in Italia, ma trattenuto nel Cie di Palese: l'odissea di Emra

Da oltre una settimana, un giovane di 22 anni di origini serbe, residente in Veneto, è nella struttura di Palese: per la burocrazia italiana deve essere espulso. Appello del M5S in Parlamento. Il legale: "Ha problemi di salute, va aiutato subito"

E' nato in Italia e risiede in Veneto, ma, da più di una settimana è trattenuto nel Cie di Bari dopo che gli è stato notificato un decreto di espulsione dal territorio nazionale e di rimpatrio in Serbia, terra di origine della sua famiglia, ma nella quale non avrebbe mai messo piede. Un giovane di 22 anni, Emra Gasi, nato a Secondigliano (Napoli) da genitori serbi, ma con documenti che attestano il suo domicilio a San Donà di Piave (Venezia), è al centro di un caso burocratico cominciato alla fine di novembre, con una convocazione negli uffici della Questura del capoluogo veneto sul permesso di soggiorno (necessario per i ragazzi che hanno compiuto 18 anni e non hanno la cittadinanza italiana) rinnovato senza problemi fino allo scorso anno: "Qualche giorno fa - spiega la sua legale, Uljana Gazidede - però, gli è stato comunicato che non potrà essere prolungato. Ci hanno detto che vi sono dei 'pregiudizi' di polizia. A noi invece non risultano condanne".

Il ragazzo, con problemi cognitivi e di salute, viene portato a Bari e, dopo la convalida dal provvedimento (firmato dal prefetto di Venezia) da parte del Giudice di pace del capoluogo pugliese, trasferito nel Centro d'Identificazione ed Espulsione: per le autorità italiane dovrebbe fare ritorno in Serbia, ma lo stato balcanico non lo riconosce come proprio cittadino. Per la Prefettura della città lagunare il provvedimento è "regolare", ma un limbo di carte e burocrazia lo 'imprigiona' nella fatiscente struttura di Palese, lontano dalla madre e dal fratello, anche lui malato: "Il problema - sostiene l'avvocato di Emra - è stato creato proprio in Veneto dove al ragazzo è stata attribuita erroneamente la nascita in Serbia. Lui, è provato e non si rende neppure conto di quello che gli sta accadendo".

La vicenda, segnalata da un amico del giovane, Denis Mazzon, è approdata anche in Parlamento, attraverso un'interrogazione della deputata M5S Spessotto e l'interessamento di Khalid Chaouki (Pd). La battaglia legale è solo all'inizio: "Abbiamo chiesto il riesame urgente - afferma l'avvocato Gazidede - al Giudice di Pace e tra pochi giorni contiamo di avere una risposta, anche alla luce della documentazione a nostra disposizione. Il ragazzo deve essere considerato italiano, o al più apolide, non essendoci più la Jugoslavia, Paese di provenienza dei genitori". In caso non venga accolta l'istanza, bisognerà attendere verso Natale, quando il Giudice, scaduto il termine di 30 giorni, potrà esprimersi sulla revoca o meno del provvedimento, permettendo il ritorno a casa di Emra.

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