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Una delle 'riunioni' tra presunti affiliati nella piazza di Carbonara documentata dai carabinieri nelle indagini

Una delle 'riunioni' tra presunti affiliati nella piazza di Carbonara documentata dai carabinieri nelle indagini

Estorsioni, armi e droga: colpo al clan Strisciuglio, 40 arresti

Pizzo agli imprenditori edili, controllo dello spaccio in diversi quartieri della città. Anche i loculi del cimitero di Bari utilizzati come nascondiglio per pistole e munizioni

Un clan particolarmente "agguerrito e pericoloso" perché "molto armato" e capace di reclutare nuovi affiliati, nonostante i duri colpi inferti all'organizzazione criminale negli anni passati dalle operazioni 'Eclissi' e 'Libertà'; presente sul territorio in maniera ramificata, dai quartieri di Bari vecchia, Carbonara, Libertà, San Pio, fino a Giovinazzo, Bitonto e Conversano.
Attraverso un'indagine durata quasi tre anni, i carabinieri del Comando provinciale, coordinati dalla Direzione distrettuale Antimafia di Bari, hanno ricostruito le attività del clan degli Strisciuglio, arrivando oggi ad arrestare quaranta presunti esponenti del gruppo criminale. Associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione di armi ed estorsione tra i reati contestati a vario titolo agli arrestati.

VIDEO: L'OPERAZIONE E GLI ARRESTI

LE 'RIUNIONI' NELLA PIAZZA DI CARBONARA - "Operazione Agorà", l'hanno battezzata gli investigatori, perché proprio una piazza, quella di Carbonara, rappresentava una delle 'centrali operative' del clan: lì, secondo quanto accertato dai carabinieri che per tre anni l'hanno monitorata, si tenevano le riunioni dei presunti affiliati e venivano discusse le questioni relative agli affari del gruppo. Stessa piazza in cui, poco più di un mese fa, è stato ucciso Nicola Telegrafo (anche lui sarebbe stato tra i destinatari dell'ordinanza), luogotenente di Domenico Strisciuglio, detto 'Mimmo la Luna', tuttora considerato al vertice dell'omonimo clan insieme al fratello Sigismondo, nonostante entrambi siano detenuti. In carcere, con l'operazione odierna, è finita anche la moglie di Sigismondo Strisciuglio, Eugenia Prudente, che avrebbe avuto un ruolo nel veicolare le informazioni dal carcere all'esterno e viceversa.

VIDEO: LE ARMI SEQUESTRATE E LE 'RIUNIONI' NELLA PIAZZA DI CARBONARA

LE ARMI NASCOSTE NEL CIMITERO - Nel tentativo di mettere al sicuro il proprio arsenale, gli affiliati al clan non si erano fatti scrupolo neppure di utilizzare come nascondiglio il cimitero di Bari. Grazie al contributo di un collaboratore di giustizia, i carabinieri hanno individuato le armi, nascoste nel loculo di un professore morto nel 1962. Pistole, munizioni, e anche una bomba a mano tipo "ananas", in grado di far saltare in aria un'abitazione o un negozio.

TRAFFICO DI DROGA ED ESTORSIONI - Tra le attività più redditizie del clan quella del traffico di droga, che sarebbe stata tuttavia gestita attraverso due organizzazioni 'autonome', seppure riconducibili allo stesso gruppo criminale degli Strisciuglio: da una parte quella facente a capo ai Milloni, che avrebbero gestito lo spaccio a Bari vecchia, dall'altra quella più strettamente collegata ai fratelli Strisciuglio e a Nicola Telegrafo. Ma le indagini hanno permesso anche di far luce sul pizzo imposto, in particolare, agli imprenditori edili. Tra gli episodi accertati, c'è quello relativo alla realizzazione di una scuola elementare a Palese, che nell'ottobre 2013 ha portato all'arresto di un presunto affiliato del clan. Ma c'è anche il caso di un imprenditore costretto a pagare il pizzo a due clan diversi: la prima volta, a Triggiano, al clan Di Cosola (l'episodio è contestato nell'indagine 'Pilastro', conclusasi ad aprile con 62 arresti); la seconda volta, a Carbonara, proprio agli Strisciuglio: in questo caso, però, l'estorsione si sarebbe celata dietro il pagamento di un servizio di guardiania fittizio: 1500 euro al mese per due anni. Soldi, quelli provenienti dalle attività illecite, che ovviamente servivano anche a sostenere i parenti degli affiliati in carcere: per le famiglie dei capi detenuti, la "spartenza" arrivava anche alla cifra di cinquemila euro al mese.

L'ARRESTO DELL'ULTRAS DEL BARI - Tra i nomi degli arrestati figura anche quello di Silvano Scannicchio, 43 anni, ultras del Bari. Secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo proprio nella richiesta del pizzo ai cantieri. Riguardo invece al presunto tentativo del clan di infiltrarsi nell'ambito di eventi organizzati al San Nicola - come denunciato anche dal sindaco Decaro all'indomani del concerto di Vasco Rossi - gli investigatori al momento mantengono il riserbo: si tratta di un'indagine separata, spiegano, pur assicurando che "il fenomeno è all'attenzione di forze dell'ordine e magistratura".

Nel corso della conferenza stampa il coordinatore della Dda di Bari, Pasquale Drago, ha voluto sottolineare ed elogiare il "lavoro egregio" compiuto dai carabinieri nei tre anni di "indagini lunghe e faticose" che hanno portato agli arresti odierni. "Con questa operazione - ha aggiunto Drago riferendosi al fenomeno delle estorsioni - speriamo di essere riusciti ad alleggerire un po' la morsa sull'imprenditoria locale, e di aver dato il nostro contributo allo sviluppo di un'economia lecita".

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