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Un momento della conferenza stampa di questa mattina

Un momento della conferenza stampa di questa mattina

Estorsioni, armi e ricettazione: tre arresti nel clan Telegrafo

Le indagini della polizia, partite da un blitz effettuato a settembre al San Paolo, hanno permesso di far luce su un episodio di estorsione, attraverso il quale il clan, secondo gli investigatori, avrebbe voluto anche mandare un 'messaggio' ad altri gruppi criminali del territorio

L’attività investigativa ha preso avvio da un blitz compiuto a settembre scorso al  San Paolo: gli agenti della Squadra mobile fanno irruzione in un locale condominiale, sorprendendo e arrestando cinque persone, trovate in possesso di un vero e proprio arsenale. In quella stanza, insieme a tre personaggi ritenuti vicini al clan Telegrafo-Montani, egemone nel quartiere, ci sono anche due soggetti ‘estranei’, considerati invece più prossimi  agli ambienti criminali del Libertà.

Una circostanza che spinge la Squadra Mobile ad approfondire le indagini, sfociate poi nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina a carico di Arcangelo Telegrafo, 23 anni (già detenuto) , di Alessandro Ruta, 28 anni, sorvegliato speciale – entrambi considerati elementi di spicco del clan Telegrafo Montani – e Anna Vitale, 23 anni, moglie di Telegrafo, attraverso la quale il presunto capoclan avrebbe continuato ad impartire i suoi ordini anche dal carcere.  Le accuse sono (solo per Telegrafo e Ruta) di detenzione e porto di armi da sparo, comuni e da guerra, ricettazione, e di estorsione e tentata estorsione (anche per Vitale).

Secondo quanto emerge dalle indagini, quel giorno, in quel locale, si sta discutendo di una estorsione. Gli affiliati del clan Telegrafo-Montani hanno ‘convocato’  la vittima, Giuseppe Chiedi, che si reca sul posto accompagnato da un amico. Il clan è in possesso dell’auto rubata alla moglie di Chiedi, e per restituirla chiede cinquemila euro. All’incontro, secondo gli investigatori, sarebbe presente anche Ruta (considerato ‘reggente’ del clan dopo l’arresto di Arcangelo Telegrafo), che tuttavia riesce a dileguarsi prima dell’arrivo della polizia.

Ma l’estorsione legata all’auto, dicono gli investigatori, rappresenterebbe soltanto un primo approccio, un modo per  verificare la possibilità di poter ‘attingere’ stabilmente da Chiedi il denaro per sostenere i detenuti del gruppo malavitoso e le loro famiglie. E poi ci sono le armi, un vero e proprio arsenale dispiegato nel luogo in cui si tiene l’incontro. Forse un messaggio per i due ‘estranei’ , da far arrivare anche ‘altrove’:  “C’era forse – sottolinea Luigi Rinella, capo della Squadra Mobile di Bari - una dimostrazione di forza, un messaggio da mandare a qualcuno del potenziale bellico in campo, per chiarire chi comandava,  chi poteva imporre estorsioni a chiunque”. “Entrambi i destinatari maschili dell’ordinanza – ha aggiunto Rinella - sono soggetti che riteniamo apicali all’interno del clan.  Averli assicurati alla giustizia sicuramente è un ottimo risultato operativo non soltanto in relazione all’indagine, ma anche nell’ambito delle dinamiche criminali attuali particolarmente fibrillanti”.

Il Questore, Antonio De Iesu, ricordando i due recenti omicidi avvenuti in città, rispettivamente al Libertà e a Carbonara, ha poi fatto riferimento alla presenza, nella geografia criminale barese, di “clan mutevoli, e per questo ancora più pericolosi, in cui gli equilibri si possono rompere per poco”,  e al ruolo che in questi equilibri giocano i “giovani emergenti”, le nuove leve dei gruppi criminali.  La risposta delle forze dell’ordine, ha ricordato ancora il Questore, si muove perciò su due livelli, “attività investigativa e controllo del territorio, cercando di essere presenti su tutti i quartieri”.

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