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Estorsioni a imprenditori e minacce per pilotare aste giudiziarie: sette arresti nel clan Di Cosola

Blitz dei carabinieri: le indagini partite dal pestaggio subito da un imprenditore nel dicembre 2013, per il quale erano già stati arrestati degli affiliati al clan. Ma il gruppo si era riorganizzato, cominciando nuovamente a taglieggiare imprenditori edili

Non solo gli imprenditori, minacciati e costretti a pagare il pizzo. Nel mirino del clan Di Cosola erano finite anche alcune aste giudiziarie, che i presunti affiliati ai clan avrebbero tentato di pilotare. E' quanto hanno scoperto i carabinieri nel corso di un'indagine che oggi ha portato all'esecuzione di sette misure cautelari a carico di esponenti del clan, emesse del Giudice per le Indagini preliminari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

Le indagini dei carabinieri del Reparto Operativo di Bari sono partite dal pestaggio subito da un imprenditore nel dicembre 2013, per il quale erano già stati arrestati d'urgenza otto affiliati al clan.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Nonostante ciò però il gruppo si era rapidamente riorganizzato, ripartendo all'attacco di altri due imprenditori edili per ottenere denaro in cambio di protezione ai cantieri. Le somme erano riferite ai singoli lavori, ogni cantiere aveva una sua tariffa che variava da 1.000 a 5.000 euro. Inoltre, il clan era in grado d'imporre manodopera e forniture, garantendosi così ulteriori guadagni.

VIDEO: L'IMPRENDITORE TAGLIEGGIATO CONSEGNA I SOLDI

L'inchiesta ha fatto emergere un nuovo ed inquietante scenario, infatti anche le aste giudiziarie sono finite nel mirino del clan. Le indagini hanno persino documentato un blitz presso uno studio legale di Bari, allo scopo di pilotare un'asta finalizzata alla vendita forzata di alcuni lotti di terreno pignorati ad un familiare di uno degli appartenenti al sodalizio mafioso. Gli ordini per condizionare le aste partivano persino da affiliati in carcere, che attraverso familiari inviavano messaggi in codice.

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