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Racket, 5 arresti nel clan Diomede: “Pizzo e spesa gratis, così taglieggiavano i commercianti di Carrassi"

L'operazione della polizia coordinata dalla Dda. Fondamentale il contributo dell'Associazione Antiracket, che ha poi portato alla collaborazione di alcune vittime. Il Questore De Iesu: "Risultato frutto di una positiva sinergia, ci auguriamo che sia solo l'inizio di un percorso"

L’estorsione poteva avere la forma classica del pagamento periodico di una somma di denaro – 100 euro a settimana, o 500 euro al mese, a seconda del commerciante taglieggiato – oppure poteva consistere nell’imposizione di materiale da acquistare, come ad esempio le buste. In altri casi ancora, era la ‘facoltà’, per l’estorsore o qualcuno a lui vicino, di fare la spesa senza pagare: carne, pesce, ma anche bomboniere, mobili , occhiali, o il servizio di catering per una cerimonia. Ciò di cui gli investigatori si dicono certi, è che quello delle estorsioni, al quartiere Carrassi, fosse un fenomeno “a tappeto”,  che colpiva tutti, dai piccoli commercianti agli operatori del mercato di Santa Scolastica, in alcuni casi vittime del racket da anni.

Così, attraverso il pizzo, il clan Diomede esercitava il suo controllo sul quartiere. A gestire l’attività – secondo quanto emerso dall’indagine della Squadra Mobile coordinata dalla Dda di Bari – proprio il presunto capoclan, Francesco Diomede, 46 anni, sorvegliato speciale. Insieme a lui, la polizia ha arrestato oggi altre quattro persone (I NOMI DEGLI ARRESTATI), accusate, a vario titolo, di estorsione e tentata estorsione aggravata, e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. 

Le indagini della polizia hanno preso avvio a ottobre scorso, nell’ambito di una collaborazione con l’Associazione Antiracket, il cui apporto è stato cruciale – come sottolineato dagli stessi investigatori - soprattutto nella fase iniziale dell’inchiesta, in funzione di ‘filtro’ tra le forze dell’ordine e le vittime del racket.  Così un gruppo di commercianti ha deciso di collaborare all’indagine, che si è avvalsa anche delle dichiarazioni fatte dal presunto mandante dell'omicidio Midio, Giuseppe Simeone, oggi collaboratore di giustizia. Almeno una dozzina gli episodi di estorsione contestati agli arrestati, nel periodo compreso tra ottobre e dicembre dello scorso anno. Ma gli investigatori sono convinti che, una volta “squarciato il velo di omertà” che caratterizzava il quartiere, altre vittime possano farsi avanti e denunciare.  Altro elemento fondamentale delle indagini, la rapidità di azione da parte di forze dell’ordine e magistratura: “Avevamo promesso ai commercianti che questa gente sarebbe andata in carcere subito, e così è stato”, ha rimarcato in conferenza stampa il capo della Squadra Mobile, Luigi Rinella.

IL BLITZ: IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

Il Questore Antonio De Iesu ha poi sottolineato l’importanza della positiva sinergia tra forze dell’ordine, associazioni di categoria e associazioni antiracket. “E’ questa la strada giusta – ha commentato De Iesu – Non basta invitare i commercianti a denunciare, bisogna stabilire con loro un rapporto di empatia e di fiducia, accompagnarli nel processo decisionale, accoglierli e comprendere le loro angosce”. Solo così, ha aggiunto De Iesu, si può arrivare a quella “rivoluzione culturale” che può portare ciascun commerciante a convincersi che  “più siamo, più saremo forti e ci tuteleremo a vicenda; più aderiamo alle associazioni antiracket, più non potranno colpirci”. “Voglio pensare – ha concluso De Iesu - che questo sia l’inizio di un percorso.  E’ importante diffondere l a consapevolezza che è fondamentale collaborare con noi, e mi  auguro che la concretezza del’operazione possa spingere altri commercianti a uscire dall’omertà”.

Intanto ulteriori accertamenti sono in corso a proposito di un’altra circostanza, emersa nel corso delle indagini, e relativa proprio a Diomede.  Il presunto capoclan, infatti, dopo la scarcerazione, a maggio scorso, aveva preso a lavorare quale addetto alle pulizie nei servizi igienici ubicati nei giardinetti adiacenti alla Chiesa Russa. Una circostanza particolare – sottolineano gli investigatori – dal momento che quella mansione avrebbe consentito a Diomede di avere una presenza costante, una “postazione” privilegiata dalla quale esercitare il suo controllo sul quartiere. Le ulteriori verifiche condotte dalla Squadra mobile – al momento non ci sono indagati, né ipotesi di reato a carico delle due imprese presso cui Diomede è risultato assunto -  sono volte a fare chiarezza sui rapporti di lavoro e sul perché Diomede, sebbene legittimamente assunto, fosse stato destinato proprio a quella mansione, nel suo stesso quartiere. Una delle due imprese coinvolte è Amiu, che in una nota ha chiarito la sua posizione, dichiarando la sua estraneità ai fatti.
 

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