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Il sindaco Decaro in tribunale a Bari

Il sindaco Decaro in tribunale a Bari

Pizzo ai commercianti di Carrassi, Comune parte civile nel processo al clan Diomede

Il sindaco in aula insieme ai rappresentanti della Federazione Antiracket: "Qui per rappresentare una città che tiene la schiena dritta". L'amministrazione è parte civile anche nel processo ai Parisi

In aula per rappresentare una "città che tiene la schiena dritta", e per testimoniare la vicinanza concreta delle istituzioni a chi sceglie di denunciare. Anche il Comune di Bari, insieme alla Federazione antiracket italiana e ad alcuni commercianti, si è costituito parte civile nel processo a carico di sei esponenti del clan Diomede, accusati di aver imposto il 'pizzo' ai negozianti di Carrassi. Stessa scelta è stata fatta dall'amministrazione comunale per il processo contro il clan Parisi, per le estorsioni ad alcuni imprenditori baresi, la cui udienza preliminare si è tenuta sempre oggi a Bitonto.

In mattinata il sindaco Decaro ha partecipato ad entrambe le udienze. Insieme a lui, nell'aula di via Nazariantz per il processo al clan Diomede, sette commercianti vittime delle estorsioni, il presidente della Fai Tano Grasso, e il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Domenico Cuttaia. 

"Oggi ho ritenuto doveroso essere qui per rappresentare una città che tiene la schiena dritta - ha affermato Decaro - una città fatta di tante persone che quotidianamente lavorano rispettando le regole in contrapposizione a chi invece pratica il malaffare. Ci siamo costituiti parte civile per denunciare il danno economico e di immagine che è stato fatto a questa città e sono voluto venire personalmente per dimostrare agli imprenditori, ai commercianti e ai cittadini che hanno collaborato, che le istituzioni non si girano dall'altro lato, perché è facile lanciare appelli e poi farsi da parte. Oggi siamo qui per ricordare a quelle persone - imprenditori, commercianti, cittadini - che non sono sole. Per fortuna la nostra città ha deciso di cambiare registro, i cittadini non hanno più paura, reagiscono e denunciano chi compie estorsioni ai danni delle loro attività".

Secondo quanto ricostruito dalla Squadra mobile in un'indagine che nel febbraio 2016 ha portato all'arresto di cinque persone, tra cui il presunto capoclan Franco Diomede, il gruppo imponeva il 'pizzo' ai commercianti di Carrassi e agli ambulanti del mercato di Santa Scolastica, spesso anche sotto forma di spesa gratis, merce regalata al clan o l'imposizione di forniture di detreminati prodotti. Per gli imputati, che rispondono di 17 episodi, tra estorsioni tentate e consumate con l'aggravante del metodo mafioso, per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2015, il pm Carmelo Rizzo ha chiesto condanne a pene comprese fra i 14 anni di reclusione (per il capo clan Franco Diomede) e i 3 anni per gli affiliati a cui si contesta un solo episodio estorsivo.

ESTORSIONI AI CANTIERI: IMPRENDITORI PARTI CIVILI CONTRO CLAN PARISI

Nel blitz contro il clan Parisi, portato a termine sempre dalla Squadra mobile barese a marzo 2016, finirono invece in carcere 25 persone, tra cui lo stesso boss Savinuccio e i suoi 'luogotenenti': il clan avrebbe gestito un giro capillare di estorsioni nei cantieri edili cittadini, mettendo le mani anche sull'assegnazione delle case popolari.
 

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