Cronaca

Estorsioni a imprenditori, nove arresti tra Bari e Bitonto: "La malavita gestiva anche gli affari"

I carabinieri hanno fatto luce su due diversi episodi legati al racket: in un caso, un imprenditore, anch'egli arrestato, si era rivolto ad esponenti di un clan locale per esigere un credito di 30mila vantato nei confronti di un collega

Un imprenditore vanta un credito di 30mila euro nei confronti di un collega, e per riscuoterlo, invece di seguire le vie legali, chiede aiuto agli esponenti di un clan locale. Un altro imprenditore si lascia convincere da un dipendente ad accettare 'la protezione' di un gruppo criminale per i suoi affari, cedendo alle richieste di denaro del clan.

Due episodi distinti, quelli messi in luce dalle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Bari, ma che - sottolineano gli investigatori - testimoniano lo stesso inquietante fenomeno: l'azione della criminalità organizzata nel tessuto economico locale, la sua capacità di creare un clima di intimidazione tale da riuscire ad infiltrarsi anche nella gestione degli affari dell'azienda.

La rapida attività investigativa, coordinata dalla Dda di Bari e chiusa nel giro di tre mesi, ha portato a due diverse ordinanze di custodia cautelare eseguite questa mattina. Nove in tutto gli arrestati: otto in carcere, uno ai domiciliari, tutti accusati di estorsione in concorso, alcuni anche con l'aggravante del metodo mafioso. In entrambi i casi, a dare avvio alle indagini sono state le denunce degli imprenditori taglieggiati, finiti in una spirale di richieste estorsive e minacce.

Nel primo episodio, è un imprenditore barlettano - anch'egli arrestato e finito ai domiciliari - a chiedere l'aiuto del clan. L'uomo non riesce a riscuotere un credito da 30mila euro, vantato nei confronti di un altro imprenditore, titolare di una ditta barese che opera nel settore dei materiali plastici. Allora si rivolge a due fratelli, Nicola e Raffaele Anemolo, esponenti dell'omonimo clan attivo nei quartieri Poggiofranco e Carrassi, dove ha sede l'azienda del debitore. I due 'esattori' del clan lo studiano: si informano sulla sua famiglia, sulle sue abitudini. Lo attendono nel garage dove abitualmente parcheggia la sua auto, lo minacciano, lo ricattano. La vittima cerca un accordo con estorsori, propone una rateizzazione del debito. Ma questo non fa che peggiorare le cose: la richiesta estorsiva raddoppia, sempre accompagnata da minacce, talvolta anche riferite ai familiari della vittima. E' a quel punto che l'imprenditore taglieggiato decide di raccontare tutto ai carabinieri.

VIDEO: I TAGLIEGGIATORI IN AZIONE

Nel secondo caso, invece, la richiesta estorsiva si cela dietro la 'protezione per gli affari' offerta dal clan. Un imprenditore edile bitontino, tornato nel suo paese dopo aver lavorato al nord, accetta il suggerimento di un suo dipendente (anch'egli arrestato) che gli presenta alcuni 'amici' (tra cui Giovanni Stellacci,  26enne sorvegliato speciale, ritenuto vicino al clan locale dei Conte-Cassano) che avrebbero potuto 'aiutarlo' nei suoi affari. 'L'amicizia', però, si trasforma ben presto in richieste di denaro, avanzate da Stellacci e da altri personaggi a lui vicini, a cui si aggiungono le pretese del dipendente, che esige il pagamento di uno stipendio arretrato. Le minacce dei taglieggiatori, come per l'altro episodio, sono pesanti: "Vengo a tagliarti la testa", si sente dire l'imprenditore; in cui caso spunta anche una pistola. Nel giro di due mesi, gli estorsori arrivano a pretendere la somma di 11mila euro. Nel frattempo le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, sono già partite. In una delle perquisizioni eseguite al momento degli arresti, i carabinieri hanno recuperato uno degli assegni, da 1400 euro, consegnato dalla vittima ai taglieggiatori.

Nel corso della conferenza stampa, il comandante comandante provinciale dei carabinieri di Bari, il colonnello Rosario Castello, ha ribadito l'importanza della collaborazione da parte di chi subisce o è comunque a conoscenza di situazioni simili: "I cittadini, gli operatori economici - ha ripetuto Castello - si rivolgano alle forze di polizia per denunciare ogni forma di estorsione, di infiltrazione, di intimidazione. Servono segnalazioni per colpire queste persone, che in un primo momento impongono il 'pizzo', ma poi riescono anche ad entrare nell'impresa, con tutte le conseguenze negative che questo comporta".

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