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Tra abbandono e ambulanze l'ex Centrale del Latte attende il futuro: "Riqualificare la storia della città"

Lo storico plesso nelle vicinanze del Policlinico aspetta da anni una completa riqualificazione: al momento una parte è utilizzata da Ser e Aistom. Il recupero attraverso finanziamenti europei e nazionali?

Al centro l'inconfondibile palazzina gialla dall'architettura di fine Ventennio, tutt'attorno piccoli edifici utilizzati come uffici o deposito di ambulanze, a coprire le parti più retrostanti, fatte di abbandono e strutture completamente fatiscenti: l'ex Centrale del Latte di Bari, a poche centinaia di metri dal Policlinico, attende da troppo tempo un recupero degno di un plesso importante per la storia della città. Da decenni ha perso la sua funzione, quella di nutrire i baresi, a cominciare dai più piccoli: da scolari, tanti di loro, ormai decisamente adulti, hanno varcato i cancelli del complesso di viale Orazio Flacco, per brevi visite con i maestri e i compagni di classe. Ora, uno degli esempi di politiche industriali e sociali direttamente proposte dallo Stato, è abbondantemente sottoutilizzato.

Una parte viene adoperata quotidianamente dalla Ser Bari come uffici e centro ambulanze, in un punto logisticamente strategico per i soccorsi. Un altro pezzo è invece occupato dalla sede locale dell'Aistom, l'Associazione Italiana Stomizzati. Entrambi gli enti si prendono cura di un luogo che, senza di loro, sarebbe un completo rudere.

Tante ipotesi per il recupero dell'Ex Centrale del Latte

Il solo passeggiare nel giardino tra le palazzine permette di intuire le potenzialità enormi dell'intero plesso. La palazzina centrale, inagibile, ha al suo interno un locale per auditorium e numerose stanze e ambienti. Prima c'erano anche macchinari ma, a quanto pare, alcuni sono stati rubati anni fa. Sul tetto una copertura d'amianto è stata bonificata qualche anno fa. Recuperare l'intera struttura richiederebbe un investimento importante: "Una possibile soluzione - spiega Alessandra Simone, consigliera M5S del Municipio II - potrebbe essere quella di destinarla a servizi sociali come centro anziani e asili, in particolare per il quartiere. Altre ipotesi sarebbero quelle di una sede universitaria, magari in collaborazione col Policlinico, o anche di un museo dell'industria. E' davvero un peccato che versi in queste condizioni". Anni fa ci aveva provato un consorzio di operatori culturali con il progetto 'Centrale dell'Arte', con l'obiettivo di trasformarla in un polo artistico e dello spettacolo, ipotesi naufragata per i costi elevati del recupero.

Alla ricerca di finanziamenti nazionali ed europei

Nel corso dei decenni, tra l'altro, sono stati davvero tanti gli approcci anche da parte di istituzioni e forze dell'ordine per utilizzare un sito così importante, appetito anche da chi vorrebbe abbatterlo per tirare su palazzi, essendo su una zona edificabile e in un quartiere di pregio. Per ora il futuro resta incerto ma qualcosa si muove: "Nell'ultimo Piano Triennale per le opere pubbliche 2017-2019 - spiega l'assessore comunale Giuseppe Galasso - il recupero è stato inserito nella seconda annualità, per un importo di 4,3 milioni di euro. Il Comune ha anticipato 30mila euro nell'ambito del Fondo di Rotazione, per una gara riguardante l'affidamento della progettazione di restauro, il cui incarico è già stato assegnato. Tutto è indispensabile per candidare l'ex Centrale del Latte a finanziamenti pubblici ed europei, come il Pon metro. E' il modo più semplice per proseguire sulla strada della riqualificazione". Ci vorrà però tempo. Intanto, l'impegno di chi la occupa giorno dopo giorno, permette all'ex Centrale di restare quanto meno aperta e viva, in attesa di restituirla pienamente a una comunità che, forse inconsapevolmente, ne è legata da uno storico filo bianco latte.

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