"Fertilizzante ottenuto da fanghi industriali", sequestro dei carabinieri del Noe

L'operazione dei militari di Lecce in un impianto di compostaggio di Ginosa gestito da Aqp: sequestrati mille metri cubi di "ammendante compostato misto", composto da fanghi provenienti da impianti di depurazione gestiti da Aqp e al servizio di diversi Comuni della provincia di Bari

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno sequestrato a Ginosa, in provincia di Taranto, in contrada 'Lama di Pozzo', circa mille metri cubi di Acm (ammendante compostato misto) per uso agricolo.

Il sequestro preventivo, emesso dal gip di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia a seguito di una prolungata attività d'indagine condotta dai militari del Noe, è avvenuto presso l'impianto di compostaggio 'Aseco spa', società di proprietà dell'Acquedotto pugliese. Il fertilizzante, destinato alla commercializzazione, era composto da fanghi provenienti dagli impianti di depurazione gestiti da Acquedotto pugliese e al servizio dei Comuni di Bari, Bisceglie, Barletta, Altamura, Monopoli, Noci, Santeramo in colle, Molfetta, Acquaviva delle Fonti, Gioia del colle, Sammichele di Bari, Trani, Putignano, Conversano, Corato, Castellana grotte, Canosa di Puglia, Turi, Locorotondo, Alberobello, Polignano a mare, Mola di Bari, Minervino murge.

Stando a quanto accertato dai carabinieri, e successivamente confermato dalla consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero, tale ammendante è da considerare a tutti gli effetti un rifiuto - e come tale va gestito - "in quanto - spiega una nota dei carabinieri del Noe - è risultato essere non conforme alla vigente normativa di settore, poichè realizzato con fanghi derivanti da reflui provenienti da insediamenti industriali ed artigianali e non solo da insediamenti civili. Inoltre, è stato accertato contenere elevate concentrazioni di metalli ed idrocarburi totali che lo rendono inidoneo alla commercializzazione ed all'utilizzazione in agricoltura, poichè è  rilevante il rischio di inquinamento delle matrici suolo ed acqua sotterranea".

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Le posizioni di otto dirigenti di Acquedotto pugliese e Aseco sono ora al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. L'ipotesi di reato più grave ipotizzata è quella dell'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, a cui si aggiunge anche quella della gestione illecita di rifiuti.

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