Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Festa tra paninari, ambulanti e abusivi. Quando il salto di qualità?

E’ la festa più amata dai baresi. Il corteo storico, i fuochi pirotecnici, le celebrazioni liturgiche, i riti sacri legati al Santo Patrono. Il legame tra San Nicola e i baresi è epidermico, trasuda dalle ossa come la sua manna miracolosa. Non c’è che dire, senza San Nicola non sarebbe il solito maggio e molto dell’identità cittadina finirebbe per nascondersi in un vuoto cono d’ombra.

C’è un aspetto però che continua a trasformare questa tre giorni di festa in qualcosa di assolutamente provinciale ed è l’eccessiva presenza di fast food a quattro ruote. Accanto a questi ci sono gli abusivi doc e così il passaggio tra il corteo storico e le fornacelle con carne affumicata è assai breve. Nessuno può o deve toccare l’aspetto mangereccio della festa, ma Bari ha bisogno di compiere un salto qualitativo nel modo con cui vive la propria tradizione. Il corteo storico fatica a raggiungere una sua dimensione storica pregnante. Ogni anno si discetta sulla produzione artistica, il taglio interpretativo, il numero di figuranti ma non ci risulta che altrove le rievocazioni storiche  siano rimesse in discussione come fosse un canovaccio da editare in modo costante. Il palio di Siena, la Sartiglia di Oristano, la festa medievale di Volterra (per fare un esempio) hanno una loro identità specifica e mai nessuno si sognerebbe di rivoluzionare un tracciato artistico frutto di decenni di studi e confronti.

San Nicola è un santo venerato in ogni angolo del mondo (solo Mosca ha 40 chiese intitolate al Santo di Myra, ndr). Ogni mese dell’anno raggiungono la Basilica migliaia di visitatori pronti a raccogliersi in preghiera davanti alle sue spoglie. Si tratta di un patrimonio di cui la città ha una consapevolezza solo parziale e che è arrivato il momento di mettere a valore. E’ ora che la profonda devozione spirituale si combini con un progetto di rilancio culturale della festa. Troppi venditori di olive in calce, lupini, zucchero filato  e vasche di birra. Troppa nebbia a causa degli arrosti di salsiccia. Troppe bancarelle con pentole, spremiagrumi tascabili e scope cinesi salva spazio. Non si tratta di eliminare del tutto queste espressioni, ma non si può prevedere che alle spalle della Basilica vengano inseriti cartelli promozionali di porchetta. La Città Vecchia, il Lungomare, il Santo Patrono. Bari ha tutto per trasformare una festa in vero e proprio evento di richiamo nazionale. Servono investimenti, ma anche professionalità e visione. Per il momento ai tratti di spiritualità si alternano le esibizioni da mercato rionale. Per fortuna ci sono i fuochi pirotecnici sul Molo Sant’Antonio: uno spettacolo unico, che illumina Bari e la spinge a guardare verso il mare che la circonda, protegge e che oltre mille anni fa gli donò il suo miracolo: San Nicola.

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