Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Fibrillazione atriale ed ictus: buoni risultati dai nuovi anticoagulanti

Più di 60.000 i pazienti in Puglia: a Bari un incontro per discutere sul tema

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Lo Sheraton Nicolaus Hotel di Bari ha ospitato il corso "I nuovi anticoagulanti orali nel territorio: problemi gestionali tra ambulatori di ematologia e cardiologia", realizzato con il supporto incondizionato di Boehringer Ingelheim Italia, con l'obiettivo di guidare gli ematologi e cardiologi all'uso dei nuovi anticoagulanti orali per la prevenzione dell'ictus nei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale non valvolare.

E' ormai dimostrato che la fibrillazione atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Ciò significa che in Italia su 200.000 casi di ictus stimati all'anno (circa l'1,5% della popolazione), ben 30.000 sono determinati da questa frequente anomalia del ritmo cardiaco.

"In Puglia, in particolare, i soggetti affetti da Fibrillazione Atriale sono più di 60.000, dato destinato a crescere a causa del progressivo allungamento della vita media - dichiara il dottor Ettore Antoncecchi, cardiologo presso l'ASL Bari e responsabile scientifico dell'incontro insieme alla dottoressa Antonietta Colucci, ematologa presso l'Ospedale Di Venere di Bari - Inoltre, è ormai dimostrato che la fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus di ben 5 volte."

Per esercitare misure preventive adeguate, l'elemento cruciale diventa l'applicazione di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante. Tuttavia in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K). Secondo recenti dati, in Italia, infatti, solo il 59% dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale è in terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina k.

"Secondo il recente studio CARDIFAP, promosso da ARCA (Associazione Cardiologi Ambulatoriali), - prosegue Antoncecchi - ancora oggi, in Puglia il 33% dei pazienti con chiara indicazione alla anticoagulazione, in quanto affetti da fibrillazione atriale a rischio d'ictus, non segue nessuna terapia e il 12% dei pazienti segue la terapia senza essere nel giusto range terapeutico. Nei pazienti sottoposti a profilassi con i farmaci tradizionali, l'aderenza alla terapia, fattore determinante nella prevenzione dell'ictus, è molto bassa, anche a causa di alcune criticità sollevate da tali farmaci: necessità di sottoporsi a continui monitoraggi, indispensabili per mantenere il range terapeutico ottimale, per evitare emorragie, o, al contrario, formazione di trombi e interazione con altri farmaci o con alcuni alimenti, che ne variano l'assorbimento."

Le difficoltà all'utilizzo dei farmaci anti-vitamina K fanno comprendere il perché non vengano usati con regolarità o troppo spesso abbandonati dai pazienti.

Da pochi mesi, però, anche l'Italia può contare su una nuova classe di farmaci, i nuovi anticoagulanti orali, più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti, il cui utilizzo, tuttavia, trova ancora una serie di ostacoli.

"Il convegno è nato con l'obiettivo di chiarire gli aspetti teorici e pratici legati all'uso dei nuovi farmaci. Bisogna tuttavia ricordare che al momento la prescrizione è limitata solo ad alcuni specialisti tramite un complesso piano terapeutico da compilare 'on line' (sono stati calcolati anche fino a circa 20-25 minuti a paziente) e che limita l'uso solo ad alcune categorie di pazienti." - prosegue Antoncecchi - "Inoltre un importante punto di discussione è l'assenza della necessità di un monitoraggio di laboratorio dell'anticoagulazione, il che sposta la figura medica di riferimento e richiede, all'interno dello stesso territorio, una nuova definizione di ruoli tra gli specialisti (cardiologi ed ematologi dei centri di coagulazione), che devono cooperare per una gestione integrata, a esclusivo vantaggio di pazienti già penalizzati dalla cronicità della patologia e della terapia."

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