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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Società 'serbatoio' per la manodopera e "fatture per operazioni inesistenti": sequestrati beni per 60 milioni

L'indagine per presunta frode fiscale dei finanzieri del Nucleo Pef di Bari. Il provvedimento di sequestro preventivo eseguito a carico di un consorzio e tre cooperative operanti nel settore della logistica per la distribuzione merci

Un "meccanismo fraudolento complesso", che avrebbe consentito a un consorzio operante nel settore della logistica per la distribuzione delle merci di assicurarsi "un indebito risparmio fiscale" avvalendosi, per il reclutamento della manodopera, di alcune società 'serbatoio', ovvero cooperative, i cui lavoratori però, pur essendo formalmente assunti dalle stesse, sarebbero stati di fatto gestiti dalla stessa società consortile. 

A far luce sulla presunta frode, un'indagine dei finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bari, coordinati dalla Procura di Bari, che ha portato oggi all'esecuzione di un sequestro preventivo di beni del valore di circa 60 milioni di euro, quale presunto profitto dei reati di "dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture false per operazioni inesistenti", per il periodo d'imposta dal 2016 al 2021, e di "omesso versamento dell'Iva risultante dalle dichiarazioni annuali", con riferimento ad alcuni periodi di imposta. Il provvedimento è stato eseguito a carico di una società consortile a responsabilità limitata, Soa, e di tre società cooperative. Cinque gli indagati (non sottoposti ad alcuna misura), ovvero il soggetto a capo del consorzio e i legali rappresentanti delle cooperative.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società consortile, dopo aver ottenuto appalti da società committenti della grande distribuzione (estranee alle indagini), avrebbe a sua volta subappaltato tali attività legate alla logistica a cooperative che però di fatto avrebbero fatto capo al consorzio stesso. "L'ipotesi accusatoria - ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto, Giuseppe Maralfa - è che il consorzio e le cooperative fossero amministrate dalla stessa persona: i dipendenti risultavano formalmente assunti presso le cooperative ma in realtà facevano direttamente riferimento al consorzio". Questo sistema avrebbe consentito alle cooperative "di fatturare questi servizi alla società filtro (ovvero al consorzio, ndr) per operazioni oggettivamente inesistenti. La società-filtro le contabilizzava e poi le portava in detrazione, violando la normativa in materia di appalto di manodopera". In totale, l'indagine, al momento nella fase preliminare, avrebbe permesso di accertare, "tra Iva non pagata dalle tre società cooperative e Iva portata in detrazione della società consortile", una evasione contributiva di circa 60 milioni di euro.

Un sistema fraudolento emerso, in diverse indagini, anche in altre province d'Italia, come ricordato dal procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, che ha rimarcato l'importanza del lavoro svolto dalla Finanza, non solo per la rilevanza delle somme recuperate ma per il disvelamento stesso di sistemi che, dietro "un'apparenza legale" consentono in realtà un'evasione sostanziale e un "risparmio ai danni dello Stato": meccanismi che, ha ricordato ancora il procuratore, secondo alcune stime, a livello nazionale produrrebbero "un'evasione da 10 miliardi di euro".

Ma al danno per la collettività, si somma la distorsione sul mercato prodotta da questi meccanismi fraudolenti, come evidenziato dal pm Lafranco Marazia, che ha coordinato le indagini con la collega Desirèe Digeronimo: "Beneficiando di questo risparmio di imposta del tutto indebito - ha sottolineato Marazia - questo consorzio riusciva a praticare ai committenti, parliamo di soggetti primari  della grande distribuzione su tutto il territorio nazionale,  dei prezzi altamenti concorrenziali,  riuscendo a praticare dei margini di sconto che invece gli altri player del mercato nazionale, che operano seguendo fedelmente le regole fiscali, non potevano praticare. In tal modo si aggiudicavano commesse di importi rilevantissimi riuscendo poi a maturare questi profitti indebitamente". L'indagine, che ha preso in esame il periodo d'imposta tra il 2016 e il 2021, avrebbe quindi consentito di accertare come i lavoratori - circa mille in tutto - negli anni "a seconda delle convenienze fiscali del dominus del consorzio venivano trasferiti da una cooperativa all'altra quasi inconsapevolmente", continuando "a prendere le direttive che qualificano un rapporto tra dipendente e datore di lavoro sempre dal dominus del consorzio e dai suoi più fedeli collaboratori".

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