Svaligiavano appartamenti a Bari e in Puglia: smantellata gang georgiana

Emesse 15 ordinanze di custodia cautelare ai danni, a vario titolo, di un gruppo che agiva nelle case del capoluogo e nelle province di Taranto e della Bat, legato alla mala caucasica. Tra gli arrestati anche due presunti ricettatori italiani

Furti in appartamento svolti con particolare rapidità e destrezza, preziosi rubati e ricettati già poche ore dopo aver ripulito abitazioni di Bari e provincia, con sortite anche nella Bat e nel tarantino.

La Squadra Mobile di Bari, in collaborazione con i colleghi di Napoli e Foggia, ha smantellato una presunta cellula della mala georgiana, ritenuta affiliata a uno dei più pericolosi clan operanti in Europa, quello originario della città di Kutaisi, noto in città soprattutto per l'omicidio di un suo presunto esponente di spicco, freddato il 6 dicembre 2012 nei pressi della stazione centrale.

Questa volta, dalla Procura di Bari sono state emesse 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui 7 eseguite, a vario titolo, ai danni di un gruppo dedito anche ai furti in appartamento. Nelle loro abitazioni, la polizia, ha rinvenuto di tutto e di può, ovviamente tra quello che non erano ancora riusciti a piazzare: tele preziose (tra cui datata 1570), vecchie lire e banconote da collezione, una pelliccia in visone, argenteria e preziosi, trafugati in almeno 19 episodi di furto a vario titolo attribuiti al gruppo tra marzo e settembre 2012. Oltre a ciò, gli agenti hanno sequestrato sofisticate apparecchiature per riprodurre chiavi di casa. 

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Le indagini, che vedono complessivi 32 indagati, hanno permesso di fare luce sulla raffinata tecnica adoperata dalle 'batterie' georgiane per ripulire gli appartamenti: un gruppetto da 4 persone, ognuna con un compito ben preciso, dal palo, allo scassinatore. Le regole sono semplici: rapidità, discrezione e, soprattutto, evitare di incontrare i proprietari di casa, rinunciando a sorprenderli nella loro abitazione. Tra i quartieri 'preferiti' San pasquale, Poggiofranco, Murat e Libertà.

Tutto collaudato alla perfezione, unito a una impressionante conoscenza del territorio, messa su grazie al ruolo delle donne: alcune di loro, essendo in possesso di un permesso di soggiorno, lavoravano come badanti e, in questo modo, potevano servire come base logistica e riferimento di integrazione da parte dei loro uomini, nel tessuto criminale locale. La refurtiva veniva immediatamente girata ad alcuni ricettatori, come dimostrerebbero le ordinanze destinate a un cittadino barese e a un gioielliere napoletano. Il ricavato dei furti finiva poi in una cassa comune dell'organizzazione, denominata obshchak, utilizzata per le spese (anche legali) del clan.

La difficoltà maggiore per gli inquirenti è stata rintracciare gli autori dei furti, impresa complicata per via del loro continuo girovagare per l'Italia, da Palermo a Milano. Gli arresti hanno poi permesso di comprendere il modus operandi della parte bassa tra le gerarchie di una mafia emergente come quella georgiana, già colpita, nelle file di comando, dal blitz 'Shodka' che portò all'arresto di 13 persone ritenute membri di spicco dell'organizzazione. 

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