Gazzetta del Mezzogiorno, l'allarme di giornalisti e lavoratori: "Ciancio vuole mettere in liquidazione la società"

La denuncia del Comitato di redazione in una nota pubblicata oggi sul quotidiano: "Con una mossa a sorpresa dietro l'altra l'editore sta esplicitando il suo totale disinteresse per la Gazzetta"

Dopo il dissequestro delle quote societarie della Gazzetta del Mezzogiorno all'editore Mario Ciancio Sanfilippo, disposto a marzo scorso, tornano a farsi cupe le prospettive per i lavoratori del quotidiano. La denuncia arriva con un duro comunicato del Comitato di redazione, pubblicato questa mattina in prima pagina sul giornale: "Ciancio Sanfilippo ha comunicato la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale".

"A seguito delle dimissioni del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale - si legge nella nota - senza che la famiglia Ciancio avesse nominato i nuovi organi (eccependo un difetto di forma nella convocazione dell’assemblea societaria) e dopo la decisione del Tribunale di Catania di prorogare il cda dimissionario per far eseguire all'editore le nomine di propria competenza previste dalla legge, Ciancio Sanfilippo ha comunicato la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale".

"Vergogna - scrivono ancora i giornalisti - Mario Ciancio Sanfilippo ha gettato la maschera del vecchio gentiluomo siciliano per rivelare il volto del comandante che abbandona la nave nella tempesta. Anzi, che insieme con i sui eredi la porta sugli scogli prima di scendere. Con una mossa a sorpresa dietro l'altra, l'editore sta esplicitando il suo totale disinteresse per la "Gazzetta". L'ultima è di ieri, quando ha dichiarato al cda uscente la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale, quella Edisud Spa di cui ha tenacemente chiesto la restituzione al Tribunale di Catania, evidentemente con l'unico scopo di riabilitare – legittimamente – la sua immagine dopo le imputazioni per presunto concorso esterno in associazione mafiosa, in un processo peraltro ancora in corso".

Ricordando i sacrifici accettati dai dipendenti negli ultimi mesi ma anche prima delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'editore, il Cdr si rivolge anche agli imprenditori locali: "Abbiamo, anche - si legge ancora nella nota - il dovere di dire agli imprenditori pugliesi e lucani, ai quali la «Gazzetta» ha sempre dato voce e visibilità, che questo accade quando si consente che le risorse della propria terra finiscano in mani estranee. Un discorso che vale tanto per il nostro giornale, quanto per altri valori e istituzioni nevralgiche della società nella quale si ambisce a prosperare".

"Cari Lettori - conclude la nota del Cdr - l'ultima cosa che vorremmo fare noi giornalisti e lavoratori della «Gazzetta» sarebbe decretare la morte del quotidiano dei pugliesi e dei lucani. E, invece, abbiamo la sgradevole sensazione di venire spinti verso questa macabra beffa: essere presi per sfinimento dopo quasi due anni di battaglie legali - con sordi veri e sordi che, forse, non volevano neanche sentire - affinché la parola «fine» la scrivano coloro che condividono con voi l'amore per il giornale. E, invece, c'è chi sta dimostrando di volerlo solo gettare via come un fazzoletto usato".

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