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Tagliati i pini dei giardini D'Aragona, da Soprintendenza stop al cantiere. Galasso: "Alberi pericolanti"

Abbattute quaranta piante in più rispetto alle 17 previste in origine. L'assessore: "Le rimpiazzeremo prontamente". Il Comitato Parco Castello: "Giardino trattato come una strada qualsiasi"

La Soprintendenza ai beni paesaggistici dell'area metropolitana di Bari ha fermato, momentaneamente, i lavori di rifacimento del Giardini Isabella d'Aragona, a pochi passi dal Castello Normanno-Svevo e dal Borgo Antico del capoluogo pugliese, dopo l'abbattimento di due filari con 57 pini di grandi dimensioni, quaranta in più rispetto a quelli previsti rispetto al progetto presentato qualche mese fa. La decisione, oltre a creare un colpo d'occhio inedito e desolante sull'area, ha provocato qualche malumore tra i cittadini, disorientati al momento di percorrere le strade vicine. Tecnicamente lo stop al cantiere è stato comunicato due giorni fa agli uffici comunali che, già il 29, avevano avvisato informalmente la Soprintendenza: "Dopo aver rimosso i primi 17 alberi - spiega l'assessore cittadino ai Lavori Pubblici, Giuseppe Galasso - poichè erano malati o fortemente storti, abbiamo tolto l'asfalto attorno ad altri 25 che erano, in base al progetto, già considerati a rischio: 23 di questi sono risultati instabili e quindi è stato necessario eliminarli all'inizio di dicembre. Ne erano rimasti 15 di fronte all'ingresso della Questura: nella notte tra il 28 e il 29, uno di questi è stato abbattuto dal forte vento, finendo nella zona di recinzione del cantiere. A quel punto gli uffici hanno ritenuto di rimuoverli, informando la Soprintendenza".

Sono otto, quindi, i pini rimasti sui lati e all'interno del giardino: "Tutte le piante tagliate saranno ovviamente rimpiazzate con altre alberature, in tutto 55. Cercheremo di mettere alberi adulti, in particolare lecci, rispettando la collocazione originaria ma a una distanza idonea". Per quanto riguarda i tempi per il ripristino del cantiere, il Comune si augura che lo stop sia breve, per evitare di far slittare la conclusione prevista entro maggio: "La Soprintendenza - aggiunge Galasso -, avendo agli atti il progetto iniziale, ha già ricevuto parte della documentazione richiesta che verrà fornita completamente entro i primi giorni della prossima settimana". 

Sulla vicenda degli alberi abbattuti, è intervenuto anche il Comitato Parco Castello: "Eravamo consapevoli dell'abbattimento dei primi 17 alberi, a cui non eravamo contrari - afferma Andrea Calò Carducci -. Credevamo, però, che le piante sane, alcune anche di 80 anni, sarebbero state salvate. A nostro avviso un giardino storico andrebbe trattato con i guanti, tenendo conto del disegno originale e non, ad esempio, andando anche ad eliminare siepi e bordature. Siamo stati tenuti fuori, totalmente, da qualsiasi tipo di decisione in termini di elaborazione del progetto e riteniamo che l'area verde sia stata trattata un po' come una strada qualsiasi. C'è un po' di amarezza in questo senso. Cercheremo - conclude Calò Carducci - di vigilare e assicurarci che vengano impiantati alcuni alberi di una certa grandezza, anche se il colpo d'occhio non sarà più lo stesso". Il Comitato, inoltre, chiede anche il ripristino degli alberi eliminati sui lati d'accesso della città Vecchia attorno al Castello, dove attualmente vi sono tronchi mozzati a circa 30-40 cm da terra o buche chiuse con asfalto: "Agiremo certamente - aggiunge Galasso -. Stiamo valutando come ripristinare queste aiuole vuote con nuove piante".

Nell'ambito della questione giardini Isabella d'Aragona, prende posizione anche il consigliere comunale Giuseppe Carrieri (Impegno Civile): "Ancora una volta, infatti, un'opera di riqualificazione (dopo le rotatorie di Japigia e San Marcello, via Sparano, Ospedaletto dei Bambini) si trasforma in un'azione di espianto ed è l'occasione per abbattere alberature adducendo le piú incredibili scuse. Una furia distruttrice del Sindaco Decaro e della sua Giunta (sono oltre 120 gli alberi abbattuti recentemente in città) che - aggiunge - grida vendetta e che dimostra ancora una volta la totale assenza di politiche ambientaliste".

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