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Giornalista del Tg1 aggredita al Libertà, condannata la moglie del boss Caldarola. Decaro: "Atto violento di controllo del territorio"

Sentenza del Tribunale di Bari sul caso riguardante la cronista Maria Grazia Mazzola, avvenuto nel febbraio 2018 nelle vicinanze di un'abitazione a pochi metri dalla chiesa del Redentore

Il Tribunale di Bari ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione Monica Laera, moglie del boss del quartiere Libertà Lorenzo Caldarola, accusata di aver minacciato di morte e aggredito la giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola il 9 febbraio del 2018. La cronista si trovava nel capoluogo pugliese per un servizio sulla criminalità cittadina quando, dopo aver avvicinato Laera nelle vicinanze di un'abitazione a poca distanza dalla chiesa del Redentore, fu aggredita e costretta alle cure del Pronto Soccorso del Policlinico.

Sulla decisione del giudice di primo grado è intervenuto il sindaco di Bari, Antonio Decaro. "La condanna per lesioni e minacce con aggravante del metodo mafioso - commenta il primo cittadino - riconosce la brutalità dell'aggressione subita da Maria Grazia Mazzola mentre svolgeva il suo lavoro. Il Comune, nel costituirsi parte civile con gli avvocati civici Biancalaura Capruzzi e Camilla Caporusso nel processo ai danni di Monica Laera, ha voluto sin da subito condannare con fermezza quest’atto violento chiaramente riconducibile a logiche di supremazia e controllo del territorio proprie dei clan criminali. A Maria Grazia Mazzola, che con coraggio ha denunciato l’accaduto, giunga l’abbraccio dell’intera città e la solidarietà di tutti i baresi che come lei non si sono mai arresi davanti a queste logiche. L’informazione, il diritto alla cronaca e il lavoro di denuncia nella nostra città sono un diritto sacrosanto da difendere in tutte le circostanze".

Riconosciute anche le richieste di parte civile di Stampa Romana, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Fnsi e Libera: "Non è accettabike -sottolinea Stampa Romana in una nota - che una cronista venga aggredita per strada e subisca lesioni permanenti, con minacce di morte. E la libera informazione non può subire ostacoli né ci sono zone del paese off limits. Questa decisione rilancia anche il tema di ottenere maggiori tutele normative per i cronisti".

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