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Indossa il velo islamico per un'intervista, giornalista insultata sul web. Odg e Assostampa: "Atto gravissimo, la rete non sia luogo dell'impunità"

Vittima di pesanti insulti razzisti e sessisti per aver intervistato, indossando il velo islamico, l'imam di Bari

Attaccata e insultata con pesanti frasi di stampo sessista e razzista, solo per aver svolto il suo lavoro. A finire nel mirino dei "leoni da tastiera", la giornalista barese Silvia Dipinto, 'colpevole' di aver intervistato l'imam di Bari, all'interno della moschea, indossando il velo.

Sulla vicenda sono intervenuti la Fnsi, l'Ordine dei giornalisti di Puglia e Assostampa.

"Un’altra vittima dei seminatori di odio e di violenza in servizio permanente sul fronte delle minacce e degli insulti ai cronisti, specie di quelli impegnati sui temi dell’immigrazione e del dialogo tra le religioni. - si legge in una nota dell'Ordine dei giornalisti di Puglia - Per aver intervistato l'imam di Bari, all'interno della moschea, indossando il velo esattamente come tutte le altre donne, comprese le rappresentanti delle istituzioni cittadine che hanno partecipato alla cerimonia religiosa, la collega Dipinto è stata violentemente attaccata con espressioni becere, volgari, violente che puntavano a ferirne la dignità umana oltre che professionale". "E’ un atto gravissimo e preoccupante che allarma ma che deve trovare immediate risposte. Nell’esprimere forte solidarietà alla collega Silvia Dipinto, L'Ordine dei Giornalisti e  l'Associazione della Stampa della Puglia, confermano che saranno al fianco di tutti i colleghi che intenderanno difendersi con tutti i mezzi legali a disposizione:  denuncia penale, denuncia alla polizia postale, utilizzo di legali per difendersi sul piano civile. Deve essere chiaro che il web e i social non sono i luoghi dell'impunità.  Agli operatori dell’informazione tocca raccontare i fatti e far circolare idee, seminando rispetto, dialogo, confronto, attenzione alle diversità di opinioni e di opzioni sociali, culturali e religiose. I giornalisti pugliesi non si faranno intimidire e continueranno a narrare il tempo impetuosamente nuovo che attraversa anche la nostra regione, da sempre terra di frontiera e di dialogo, per ribadire l’insostituibile ruolo della libertà di stampa come presidio della democrazia".

Solidarietà è stata espressa anche dall'assessore comunale alle Politiche educative e giovanili, Paola Romano, ugualmente presente all'evento in moschea, e a sua volta destinataria di altri attacchi.

Silvia era lì per raccontare quel momento, è questo il lavoro del giornalista: scoprire, chiedere, capire e raccontare.
Lei però per aver svolto il suo lavoro è stata inondata di insulti sessisti. E devo dire che anche a me non è andata tanto meglio.
Quando sono i soliti sciocchi che fanno battutine scrolli le spalle e vai avanti. Ma quando gli insulti diventano pesanti, cattivi e violenti, il peso è troppo per poterlo scrollare via dalle spalle facilmente.
Leggere le parole "ha il velo, ma non le mutande" dette a una donna, a una professionista, fa male. Fa male al nostro Paese, in cui il peso delle parole ormai ha perso la misura, in cui la violenza con cui vengono scagliate è incontrollabile.
"Le parole sono importanti" diceva Nanni Moretti e io credo sia il momento di dire basta a questa valanga di odio che sgorga dai social network.

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